«Roma non è Chicago»
LaRoma del Duemila non è la Chicago del '20. Un paragone scelto dal sindaco della Capitale per rigettare l'accusa di città violenta e in balìa della malavita organizzata. Un ritratto che l'opposizione dipinge alla luce degli ultimi agguati criminali portati a termine sul litorale ma anche in uno dei quartieri «bene» della metropoli, Prati-Della Vittoria, teatro di due omicidi «sotto al sole» in pochi mesi. «La capitale non è affatto la Chicago degli anni '20 e neanche la Roma degli anni '70, quella della banda della Magliana, e non deve diventarlo. È quindi una città che deve essere protetta e difesa», ha detto Gianni Alemanno, tornando a parlare dell'esecuzione eseguita a due passi dal tribunale penale di piazza Clodio martedì mattina e del rischio di un escalation della criminalità organizzata. «L'omicidio di Prati è un segnale molto inquietante che, insieme ad altri, ci indica che va fatta una diga molto forte - ha aggiunto il sindaco - contro il rischio di infiltrazioni di criminalità organizzata». A chi gli chiedeva se vada dedicata particolare attenzione a quella zona di Roma, Alemanno ha spiegato che «dopo la giornata di ieri posso dire che Prati, come quartiere, non c'entra nulla: la persona uccisa era stata gambizzata a Campo de' Fiori qualche mese fa e ciò dimostra che era quella persona l'oggetto del contendere e non il territorio. Prati in sé non c'entra», ha concluso il primo cittadino Ma per il procuratore antimafia, gli «investimenti e i profitti» della criminalità organizzata a Roma «sono una realta», anche se è «un grosso errore» parlare della presenza delle mafie a Roma così come se ne può parlare nelle zone di origine delle cosche e dei clan», ha sottolineato Piero Grasso rispondendo ai cronisti sull'ultimo sequestro di beni alla 'Ndrangheta, che ha riguardato anche l'Antico Caffè Chigi, in pieno centro della città. Nella Capitale, ha affermato Grasso, «c'è una realta con cui confrontarsi»: la possibilità, per le mafie, di trovare «mercati facili, dove nascondersi e mimetizzarsi». E del resto, ricorda il procuratore antimafia, sia il sindaco Alemanno che il prefetto Pecoraro «hanno predisposto una serie di misure per anticipare, prevenire e scoprire passaggi di proprietà che possono nascondere profitti illeciti». Dunque, conclude Grasso, «parlare di allarme è eccessivo. Il fatto è che, a differenza di quanto accade nel sud dove si confiscano beni per centinaia di milioni, a Roma anche il sequestro di un solo locale fa notizia, specie se di fronte a palazzo Chigi».
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