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Il San Camillo cura i feriti della guerra in Libia

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.E con la stessa premura riservata alle persone di famiglia, al secondo piano del padiglione Maroncelli che da ieri mattina cura i feriti di guerra della Libia. Era chiuso. E doveva essere dedicato ad eventuali emergenze in grandi eventi. Invece è stato riaperto per la «missione umanitaria Libia», con i primi 300 mila euro sganciati dal Ministero degli Esteri, per rimettere in piedi i feriti libici. «La migliore risposta alle farneticanti accuse del Rais» ha detto ieri l'on. Margherita Boniver (Pdl), Inviato speciale del Ministro degli Esteri per le emergenze umanitarie a proposito dello «straordinario ponte aereo umanitario messo in atto dall'Italia per soccorrere e curare le vittime dei bombardamenti di Gheddafi». Giovedì è andato a a prenderli a Bengasi il direttore generale del San Camillo Forlanini, Aldo Morrone. Con lui, nel team medico anche il prof. Francesco Cremonese, capo del dipartimento d'emergenza, Maura Salvatelli, medico chirurgo, e Chiara Siddi per affiancare i colleghi dell'Oms negli ospedali e nei presidi sanitari. All'alba di sabato, davanti al cancello della grande azienda ospedaliera su via Gianicolense, sono arrivate le ambulanze coi primi 25 feriti, sbarcati all'aeroporto militare di Ciampino da un aereo C-130 dell'Aeronautica Militare militare. Molti in barella. Alcuni avvolti nel Tricolore. Tra loro anche un bambino di 12 anni, con una grave malformazione cardiaca, che non poteva essere operato a Bengasi perché l'ospedale in questo momento ha altre priorità. Alle 9.30 in punto al San Camillo Forlanini è arrivata anche la governatrice del Lazio Renata Polverini, che ha voluto salutare i feriti, dai 17 ai 43 anni. Era accompagnata dal direttore sanitario aziendale Diamante Pacchiarini, Daniela Orazi, direttore sanitario San Camillo, Angelo Longo direttore Gipse. Sedici dei 25 feriti sono affidati alle cure di Gasbarrone. Ma dopo la nottata, la giornata è continuata sul campo anche per il dottor Giuseppe Famularo e il gruppo chirurgico diretto da Pietro Sciacca composto da Ennio Adami, Isabella Cascioli, Ilaria Guadagni e Antonio Di Cintio e gli infermieri. Dal Padiglione Maroncelli, Polverini è passata in cardiochirurgia e ortopedia. «È un progetto di cooperazione sottoscritto dalla regione Lazio e dal Ministero degli Esteri per aiutare la popolazione libica - ha detto - e per dare assistenza sanitaria a chi non può avere le giuste cure perchè gli ospedali sono in emergenza. Abbiamo accolto anche un bambino che pur non avendo problemi legati alla guerra, ha problemi di cuore per dargli la possibilità di un intervento che altrimenti non avrebbe avuto. Altri hanno ferite di guerra e ancora pallottole in corpo. Uomini che grazie all'impegno del personale di questa azienda riusciranno a recuperare. Sono molto orgogliosa di questo progetto». Parlando dell'accordo, il presidente Polverini ha sottolineato che «terremo queste persone per un mese man mano che saranno curate, se poi ci sarà necessità di prolungare il progetto lo faremo. Il finanziamento del ministero degli Affari esteri è di circa 300mila euro. Noi siamo anche li sul posto con un due medici del San Camillo per la formazione». «Queste persone - ha detto infine - hanno un permesso temporaneo per motivi umanitari e, guariti, torneranno in Libia. Queste iniziative danno anche la carica al personale sanitario. Sono a lavoro da questa notte ma si sentono ancora più utili di quanto non lo siano tutti i giorni. È una cosa che fa bene a tutti». Enrico Gregorini (Cgil), Rolando Zoppi (Cisl) e Paolo Dominici (Uil) hanno apprezzato la missione umanitaria. Tuttavia le organizzazioni sindacali aziendali convengono sulla necessità «inderogabile di acquisire risorse umane attraverso percorsi condivisi e con concorsi e avvisi pubblici». E «censurano la possibilità di assumere personale, di ogni tipo e profilo, attraverso cooperative o agenzie interinali, ribadendo che soluzioni temporanee devono essere ricercate internamente».

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