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All'ombra dell'aeroporto di Fiumicino bracconieri e pescatori di frodo

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.All'alba calano canne e reti nei canali di bonifica che disegnano la campagna attorno al Leonardo da Vinci. E al tramonto tirano su cefali. A decine. A centinaia. Ma chi sono i bracconieri del Terzo Millennio? Immigrati romeni, soprattutto. I contadini-investigatori li hanno immortalati in un dossier fotografico, che hanno poi consegnato a polizia, carabinieri e guardia forestale a corredo di dettaglia denunce. Perché l'illecita pesca non soltanto avviene nella Riserva statale del litorale romano, area protetta dal 1992. Ma anche perché l'indiscriminata attività mette a rischio il delicato habitat della riserva stessa. Se i cefali scompariranno, svaniranno anche altri animali. Altri ancora si moltiplicheranno all'infinito. E così gli agricoltori di Fregene e Maccarese, nel timore di ritrovarsi a lavorare in un ambiente alterato e non più produttivo, si sono messi ad indagare per proprio conto. Hanno pedinato i gruppi di romeni armati di esche e reti. Ne hanno immortalato auto e attrezzature in via dei Collettori, lungo il canale delle Acque Alte. Uomini in maggioranza, ma non manca qualche donna nell'esercito di bracconieri che dal Mar Nero è sbarcato. E, visto che il cefalo è pesce comune in quelle acque, quando lo hanno notato nei canali di bonifica attorno lo scalo è scattata la pesca. Sfidando la legge e il carcere. «Il bracconaggio è punito dalla legge con la reclusione da due a otto mesi e un'ammenda da 774,00 a 2.065 euro», spiega Massimiliano Graux, capogruppo del Pdl che ha portato la vicenda in consiglio comunale. «Diecimila dei 22.200 ettari del nostro municipio fanno parte della riserva e per questo chiediamo più controlli».

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