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Ora Winston vuole confessarsi

Il filippino Manuel Winston

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Un uomo tranquillo. Tormentato dal suo terribile segreto, macerato dal senso di colpa, sinceramente pentito. Winston Manuel è una persona molto religiosa e ora, dopo aver liberato la sua anima si sente meglio ed è pronto ad accettare il suo destino di reo confesso, la lontananza dai familiari, il carcere, l'espiazione. Il filippino che ha ammesso di aver ucciso vent'anni fa la contessa Alberica Filo della Torre nella sua villa dell'Olgiata, demolendo così un muro nel quale i magistrati e il «detective in provetta» avevano aperto un'ampia breccia, ha trascorso una notte relativamente serena. Se da un lato teme le conseguenze penali del suo gesto, dall'altro è sollevato per essersi disfatto del peso morale dell'omicidio. Un delitto che opprimeva la sua coscienza da quattro lustri, tanto che aveva chiamato la figlia come la vittima. Già giovedì il quarantunenne assistito dagli avvocati Mattia La Marra, Andrea Guidi e Flaminia Caldani aveva palesato il desiderio di vuotare il sacco. Ieri ai suoi legali ha chiesto di poter incontrare il cappellano del carcere. E continua a trascorrere molte ore di detenzione pregando. «Ogni giorno che passerò qui in cella - ha detto - servirà a pagare quello che ho commesso, per il dolore che ho inferto a tante persone». Winston Reves, che si trova ancora in una cella singola, per la prima volta avrebbe chiesto dei propri familiari. «Spero di poter incontrare presto i miei figli», ha detto. «Lasciateci in pace, siamo distrutti», hanno risposto ai cronisti i parenti che hanno accolto la seconda moglie Rowena in un appartamento vicino piazzale degli Eroi. Nei prossimi giorni gli inquirenti torneranno nel carcere di Regina Coeli per interrogarlo. Obiettivo: ottenere un racconto ancora più circostanziato sulla dinamica dei fatti e sul movente che spinse il domestico a uccidere la contessa. Il pm Francesca Loy chiederà il giudizio immediato, saltando così l'udienza preliminare. I difensori quasi certamente solleciteranno il rito abbreviato, che consente all'imputato di beneficiare di uno sconto pari a un terzo della pena. Winston, ieri, ha affermato di essersi recato nella villa per chiedere di essere nuovamente assunto ma, forse, il suo intento era anche quello di restare vicino a Violeta, una delle due domestiche filippine che lavoravano all'Isola 28 e che poi divenne la prima moglie. Fermato nella fase iniziale delle indagini, il filippino appariva molto lontano dal possibile killer. Pacato, bonario, silenzioso e apparentemente mite, era stato scagionato in pochi giorni. Un errore. Corretto dalla prova del Dna con vent'anni di ritardo.

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