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Il questore: nessuna minaccia

La protesta degli immigrati

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Sott'occhio algerini e sudanesi a Roma. Dopo i lampi di guerra in Libia gli investigatori tastano il polso alle comunità provenienti dai paesi che hanno sempre dato il loro sostegno politico al raìs di Tripoli, votando «no» anche quando la Lega araba ha approvato la creazione della «no fly zone». A Gheddafi hanno dato il loro appoggio pure Siria e Yemen, ma sono pochi gli originari nella Capitale. Ieri un gruppo di circa trenta esponenti della Lega studenti libici in Italia ha manifestato davanti a Palazzo Valentini sede della Provincia, a favore di Gheddafi e contro la scelta del governo italiano di inviare i primi Tornado: «Il nostro popolo è amico dell'Italia - dice il presidente della Lega, Nuri Ahusaimn - non vogliamo litigare con voi e per questo vi chiediamo di tornare indietro». Oggi è previsto il bis. Il questore di Roma Francesco Tagliente smorza ogni possibile preoccupazione: «Non c'è una minaccia specifica, ma c'è uno stato di allerta per proteggere gli obiettivi sensibili. A seguito del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal ministro, a cui hanno partecipato gli altri componenti - spiega - il capo della Polizia ha diramato tre direttive: sul piano informativo e investigativo e sul piano operativo per rafforzare le misure di sicurezza a protezione di tutti gli obiettivi ritenuti sensibili per la circostanza». La lista dei possibili bersagli è la stessa di sempre, di ogni momento caldo internazionale: ambasciate, sedi istituzionali, Santa Sede, varchi di frontiera e aeroporti, dove qualcuno potrebbe tentare di passare con documentazione falsa, carte che proprio le recenti inchieste di polizia e carabinieri hanno dimostrato che si vendono in gran quantità. E poi si aggiungono moschee e gruppi di radicali islamici che dopo Osama Bin Laden già da anni fanno parte degli obiettivi delle forze dell'ordine».

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