Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Panariello show

Esplora:
default_image

  • a
  • a
  • a

È lo spettacolo «Panariello non esiste», titolo nato dalla battuta di un bambino che considera finto tutto quello che si vede in tv, a impegnare l'amatissimo Giorgio in un tour che ha debuttato ieri in prima nazionale all'Auditorium Conciliazione e si snoderà per tutta la penisola fino all'aprile del 2011. Sold out nelle quattro repliche romane entro il 30 dicembre, lo show è pensato per una immediata trasformazione in varietà da piccolo schermo, già contesa fra Rai, Mediaset e Sky con decisione definitiva da prendere entro l'estate e messa in onda nel 2012. Le amarezze del Sanremo di sei anni fa sono lontane e il comico si sente «ricaricato per la tv», anche grazie ai numerosi e disparati impegni cinematografici come «Natale in Sud Africa», «Amici miei» e un prossimo film da scrivere con Ugo Chiti. Ha allestito uno show teatrale perfetto per la televisione? «Pesco dal varietà di Bramieri in un momento in cui fare il mio mestiere è difficile: la realtà quotidiana fa più ridere di te. Sul palco puoi dire tutto ciò che pensi su quel che accade ed esce fuori una commedia all'italiana che supera le idee di Monicelli o Germi. Ho imparato da Pieraccioni e Salemme che più le vicende sono tragiche e più fai ridere. Sono contento perché sono riuscito a creare un evento che avrà più forza con i mezzi della televisione, anche se rischia di perdere la magia e quella paura di errori e contrattempi che ti elettrizza in ogni spettacolo dal vivo». L'ansia del debutto è sempre forte? «Confesso che ho iniziato a rilento. I computer ti fregano. Alle prove, per esempio, il carillon non partiva mai. Quando tutto è cominciato bene, ho provato un respiro di sollievo. Non appena esco dalle quinte non sono padrone di me stesso perché mi cambiano al volo per rientrare. Il ritmo è indiavolato!». Qual è il messaggio che regala al pubblico?  «Vorrei far capire a grandi e piccini che la fantasia può ancora superare di gran lunga la realtà. Ecco perché ho coinvolto l'illusionista Gaetano Triggiano che ha lavorato anche per le Cirque du Soleil. Il mio scopo non è avere una denuncia il giorno dopo, ma mandare via la gente con un sogno». Anche in questo spettacolo ha ricordato il suo amico Francesco Nuti. Che rapporto ha con lui? «È un omaggino non invasivo. Chiudo con la sua canzone "Primo Ottobre" che è stata scritta con leggerezza speciale: "Le foglie cascano, si ride a crepapelle" è una sua tipica e bizzarra associazione. Nuti non ha mai avuto molto amici nella sua vita artistica. L'ho conosciuto in una fase successiva al suo successo. Mi sono ricordato di "Giulia" e "Sarà per te". Aver lavorato con me gli ha dato poi l'ipulso a volermi rivedere. Ora sta a Prato ed è lucido. Visto che è vivo, più di ogni beneficienza e solidarietà, è meglio far vedere il suo cinema e diffondere le sue canzoni». Potrà riconciliarsi con la televisione?  «Ero nauseato, anche perché gli ultimi Sanremo non sono andati tanto meglio del mio. Non hanno capito che volevo azzerarmi per dare spazio alle canzoni. Sarebbe stato facile partire con le battute e annullare i cantanti. Ero stanco perché avevo combattuto contro tutti e dovevo fermarmi. Avevo bisogno di lavorare rilassato e la tv è ansia. Vorrei scegliermi il periodo fuori garanzia e avere contro la replica del "Commissario Rex". Il mio sogno però è realizzare quattro o cinque puntate itineranti per l'Europa con un finale a New York per raccontare l'Italia di oggi agli italiani all'estero e parlare di come loro vivono fuori». Deve molto alle sue ultime avventure cinematografiche? «Per "Natale in Sud Africa" sono entrato in una squadra vincente ed è un'esperienza da ripetere. In primavera uscirà anche "Amici miei", una scommessa con cui non vogliamo considerarci eredi di nessuno, ma gente che amando quello storico film si mette in discussione e immagina che la vicenda accada nel Quattrocento. Michele Placido che mi chiede come dire le battute è stato il massimo! Lui sta al toscano come io alla Formula Uno. Un giorno giravamo in Piazza della Signoria ed eravamo in costume d'epoca: siamo andati a prendere un caffè e i giapponesi ci fotografavano. Ceccherini si faceva pagare un euro!».

Dai blog