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Valentina Conti Largo Giuseppe Veratti, 37, non lontano da viale Marconi, XI Municipio.

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Ècosì dal 2000, l'anno d'inizio delle tribolazioni degli inquilini della Palazzina L. Un incubo, quello delle occupazioni abusive, cominciato con l'assegnazione, avvenuta non per via legale, di un appartamento al piano terra ad una famiglia italiana di senza fissa dimora, proveniente dall'accampamento nomadi di Monte Testaccio. Una decina di persone mai riuscite ad integrarsi. Prepotenze, strafottenze continue, maleducazioni, furti all'ordine del giorno. Dal contatore della luce staccato per morosità, a cui hanno rimediato con un allaccio abusivo alla linea dell'ascensore, fino alle quote d'affitto non pagate, minacce e schiamazzi di notte. «Una vita - raccontano i residenti, assegnatari regolari - con il portone sempre aperto anche di notte, perché a loro piace così; l'androne dello stabile adibito a refettorio» e le Istituzioni che, pur sapendo, non riescono a sbloccare la situazione. Quasi alla mezzanotte del 13 Maggio scorso, poi, l'esplosione di una bomba carta nell'androne. A Luglio, il Comune procede allo sgombero del primo appartamento (Scala G int. 10) e, qualche giorno fa, il 4 Ottobre, si ha notizia di un secondo sgombero (Scala F int. 2). Azioni in linea con i propositi della Commissione capitolina Sicurezza di Roma Capitale. «Il problema casa a Roma è un un dramma - sottolinea il Presidente Fabrizio Santori - contro il quale è venuto il momento di cambiare rotta. Abbiamo gli strumenti per fare una politica nuova sull'emergenza abitativa, dando risposte concrete. Necessario è procedere con gli sgomberi degli immobili occupati abusivamente e restituire le case popolari a chi ha bisogno e aspetta un'assegnazione da 15 anni. Roma è generosa con tutti, ma spesso dimentica i casi sociali più evidenti: i romani che attendono un aiuto dall'amministrazione ormai da troppo tempo».

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