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Da gennaio vietato ammalarsi La provincia senza 19 ospedali

Corsia d'ospedale

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Oltre 3.000 posti letto in meno e 19 ospedali chiusi. Tutto a partire dal primo gennaio. La sanità laziale, soprattutto quella delle province e dell'hinterland romano, pagherà un costo salatissimo per evitare l'aumento delle aliquote Irap e Irpef e ottenere lo sblocco dei 420 milioni di fondi Fas. Almeno stando alle indiscrezioni sul piano di riordino della rete ospedaliera (che la Polverini presenterà giovedì al governo) in possesso dei consiglieri regionali di centrosinistra.   Pd, Idv, Sel, Verdi e Lista Bonino-Pannella parlano infatti di «17 ospedali da chiudere a partire da gennaio 2011 e 3.068 posti letto da tagliare, di cui 1.623 nella riabilitazione e la lungodegenza». L'opposizione cita l'esistenza di una scheda per ciascuna delle strutture citate nel dossier. «A fronte della previsione contenuta nel decreto di fine maggio, che prevedeva un taglio di 2.500 posti letto, che allineava alla media nazionale di 3,5 letti ogni mille abitanti, quei 500 posti in più sono la partita di scambio che la Polverini userà per risolvere le situazioni più difficili. Questi tagli producono un risparmio di soli 30 milioni, ma aumenteranno la mobilità passiva: i cittadini del Lazio andranno a curarsi in altre regioni e a pagare sarà il Lazio», attacca il capogruppo Pd Esterino Montino.   Per l'opposizione sono 19 gli ospedali che verranno chiusi: Bracciano, Monterotondo, Subiaco, Rocca Priora, Acquapendente Montefiascone, Ronciglione, Amatrice, Ceccano, Arpino, Ceprano, Anagni, Ferentino, Isola Liri, Pontecorvo, Aquino, Nuova Regina Margherita, Palombara e Zagarolo. Probabile stessa sorte per Magliano Sabino, Sezze e Gaeta. Ridimensionati Ariccia, Marino e Villa Albani ad Anzio. Montino contesta il metodo utilizzato dalla Polverini nel tagliare i posti letto: sarebbe stato più opportuno agire sulla rete di Roma, anziché sulle province. Con questi tagli, infatti, ai Castelli si avrebbero 2 posti letto per mille abitanti, a Civitavecchia meno di 1, alla RmB 2,8 e alla RmE 6. Il vicepresidente della Pisana Bruno Astorre sottolinea che la provincia di Roma passa «da 4200 a 3320 posti letto», perdendone 880, di cui 523 di riabilizazione e lungodegenza. La RmF perde 47 posti (da 297 a 250 letti); la RmG 323 (da 1303 a 980); la RmH 510 posti (da 2600 a 2090). Chiudono come ospedali per acuti Bracciano, Subiaco, Rocca Priora e Monterotondo, mentre è bloccata la costruzione dei nuovi nosocomi ai Castelli Romani e nell'area eretina. Neanche la Capitale si salva dalla scure dei tagli. La Asl RmA perde 124 posti letto, la RmB 116 (ma vengono potenziati Pertini e Policlinico Casilino), la RmC 87 (col Cto decurtato di 79 posti: il destino dell'unità spinale appeso a un filo), la RmD 296, la RmE 171 (-53 al Santo Spirito, -14 all'Oftalmico, - 4 al San Carlo, -31 al Cristo Re, -72 all'Aurelia Hospital). Situazione pesante anche nelle aziende ospedaliere: il San Camillo acquista 21 degenze, ma il San Giovanni ne perde 71. Al San Filippo Neri 48 posti in meno (con lo spettro dell'accorpamento col Sant'Andrea, che avrà 29 letti in più). All'Umberto I -53, al Policlinico Gemelli - 172, al Santa Lucia -146, all'Ifo -53. Acquistano posti letto il Campus Biomedico (22) e il Policlinico Tor Vergata (11). Dura la replica della Polverini, che smentisce l'opposizione, rea di diffondere «notizie false»: «Se Montino ha tabelle tecniche di provenienza regionale, annuncio che sta partendo una denuncia alla Procura, così dovrà dire da chi ha avuto questi dati».

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