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"Condannate Bianchini a 15 anni"

Luca Bianchini, il presunto stupratore all'epoca dell'arresto

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È uno stupratore seriale, ama il feticismo ed è stato riconosciuto in aula dalle ragazze che ha violentato. Quindi va condannato a quindici anni di galera per violenza sessuale su tre donne, abusi che Luca Bianchini avrebbe compiuto tra l'Ardeatino e al Bufalotta. Ne è convinto il pubblico ministero Antonella Nespola, che al termine della requisitoria ha chiesto di condannare il presunto stupratore seriale della Capitale, ex coordinatore del Pd del Torrino. «Bianchini - ha detto il pm - si è sempre protestato innocente ma è stato inchiodato dalla prova del Dna (ripetuta più volte anche a sua garanzia), è un ragazzo ossessionato dal sesso, sognava di fare l'amore con donne più grandi di lui, ma al di là di questa ossessione era pienamente capace di intendere e di volere, dunque è imputabile, tanto è vero che aveva un lavoro, una fidanzata e rapporti sociali». Il magistrato ha anche ricostruito tutta l'indagine che ha portato gli inquirenti a ritenerlo il violentatore seriale. Come le fascette e il nastro adesivo che avrebbe usato per bloccare e poi violentare le vittime, che poi minacciava di morte. Secondo il magistrato, Bianchini era anche un «feticista di biancheria intima»: l'imputato non restituiva mai le mutandine alle donne dopo le violenze).  «L'imputato ha sostenuto la sua estraneità ai fatti - ha detto l'avvocato di parte civile, Teresa Manente - dichiarando la falsità e la falsificazione delle indagini genetiche compiute. Quali sono i "segreti inconfessabili", di cui parla Bianchini, che si nascondono dietro l'esame del Dna? La presenza del Dna sui reperti sequestrati e sui campioni organici prelevati dalle donne, non solo sono indicative della presenza dell'imputato sui luoghi, bensì dimostrano l'avvenuto rapporto sessuale».

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