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Un restauro veloce I romani rivogliono il contatto col cielo

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GianLorenzo Bernini rievocandolo a Parigi, dove era stato invitato dal Re Sole perché disegnasse il Louvre, lo descrive così confrontandolo con quello di Parigi. «Il cavaliere ha fatto notare - scrive lo Chantelou, nel suo diario - che dall'altezza in cui si era non si vedeva di Parigi che un ammasso di comignoli e questo dava l'impressione come di un pettine per cardare. Ha aggiunto che Roma ha un ben altro aspetto, perché in un punto si vede San Pietro, il Campidoglio in un altro, in un altro ancora Palazzo Farnese, e poi Montecavallo, il palazzo di San Marco, il Colosseo, la Cancelleria, il palazzo Colonna e così via, tutti situati qua e la e tutti grandioso e di un aspetto magnifico e superbo». In effetti i panorami della città che si godono dal Pincio, dal Gianicolo, da Monte Mario, sono punteggiati di emergenze in altezza e non solo di cupole a altane, le une simbolo di spazi religiosi e le altre simbolo del potere delle grandi famiglie, ma anche da pighe volanti, da figure scolpite di angeli, di santi, di condottieri, che si innalzano su basamenti o colonne e spiccano tra i volumi come surreali apparizioni a diretto contatto con il cielo. Il secolo XX ha aggiunto ben poco a questo mondo di immagini salienti e proprio per questo ci sembra opportuno che al più presto venga restaurata la statua in rame dorato della Madonna di Don Orione che, innalzata sull'altura di Monte Mario come ex voto per la salvezza di Roma, dopo il secondo conflitto mondiale, ricordava ai romani la tragedia della guerra che la città ha subito solo marginalmente ma con tremendo indimenticabile dolore per i suoi figli, cristiani ed ebrei, caduti, deportati o assassinati per rappresaglia. Il vento che ha fatto cadere la statua, scolpita in rame e rivestita in oro dallo scultore Minerbi, ha risparmiato il volto della mano benedicente caduta in terra in direzione della chiesa di San Pietro. «Che dire delle Madonne che passeggiano sui tetti si chiedeva - Vincenzo Cardarelli - delle miriadi di croci, di ostensori, e altri emblemi issati in cima agli obelischi e sui campanili delle chiese, che si scoprono, chissà perché, soltanto all'alba? Sono i miracoli, le apparizioni di Roma».

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