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È il sedici ottobre.

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Unarazzia che ha condotto, come bestie, un popolo verso i campi di sterminio. A morire. È bene che la possibilità di trasmettere tale memoria non resti impressa nelle sole parole tramandate oralmente, ma sia Storia. Perché questo avvenga c'è bisogno di un laborioso percorso di raccolta delle testimonianze. Un lavoro che vede impegnate le Comunità ebraiche e le istituzioni italiane. Ma, soprattutto, vede impegnate quelle persone scampate alle camere a gas e ai forni crematori. I superstiti, ormai da anni, lavorano per consegnare nelle nostre mani le Verità sul più grande genocidio. Ieri un nuovo tassello è stato inserito nel mosaico che compone la storia della Shoah. È un libricino stampato grazie al contributo della Provincia di Roma. È la storia di Giuseppe Di Porto, ebreo romano sopravvisuto al campo di sterminio di Auschwitz. La sua è una testimonianza inedita. È «La rivincita del bene», come si intitola il suo libro, che consegna ai giovani. A tutti quelli che non avranno modo di studiare con i protagonisti di quella tragedia. Con in mano il suo testo, al secondo piano del Palazzo della Provincia, Giuseppe si racconta. Ad ascoltarlo un centinaio di ragazzi, attenti - speriamo vigili - come lo sono le autorità. Da Nicola Zingaretti a Renzo Gattegna, Riccardo Pacifici, Riccardo Di Segni. La sua voce è come scolpita nell'aria a ogni parola. E da oggi, a 66 anni da quel sedici ottobre, lo è anche nei libri di storia.

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