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Media, i big europei e Canada contrari allo 0,25% di Pil in aiuti a Kiev

Ansa
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BRUXELLES - I big europei - esclusa la Germania - sono contrari alla proposta, in ambito Nato, di dedicare lo 0,25% del Pil al sostegno militare dell'Ucraina. Lo stesso segretario generale Mark Rutte, alla ministeriale Esteri svedese, aveva dichiarato che l'idea, fatta propria dall'olandese su impulso delle nazioni che più coprono gli aiuti a Kiev, ovvero i nordici-baltici, non aveva il necessario supporto all'interno dell'Alleanza. Ad opporsi, infatti, ci sarebbero - a quanto riporta il Telegraph - Regno Unito, Francia, Spagna, Italia (e Canada).

Il tema del 'burden sharing', cioè la condivisione del peso, è ormai di lunga data. La proposta di dedicare lo 0,25% del Pil fu in origine avanzata (in ambito Ue) da Kaja Kallas quando era ancora premier estone. Non andò da nessuna parte. Alla Nato ci provò in modo diverso l'ex segretario generale Jens Stoltenberg con il suo fondo da 100 miliardi da ripartire sulla base delle percentuali dei contributi nazionali versati per le spese di funzionamento dell'Alleanza. Ma anche lì non ci fu nulla da fare. Gli Stati Uniti poi, da quando è arrivato Donald Trump, hanno cessato del tutto i contributi fattivi a Kiev, limitandosi a vendere le armi attraverso il programma PURL (pagato dagli europei).

Il tema, che si riaffaccia periodicamente, è quello appunto dell'equità con 6-7 paesi che, come ha detto Rutte, sostengono il carico maggiore. In generale, diverse capitali ritengono che, con il prestito Ue da 90 miliardi, il capitolo 'burden sharing' sia stato coperto, dato che la ripartizione delle quote di responsabilità assunte da ogni Paese si calcola sulla base del Reddito Nazionale Lordo. Il resto, ovvero i contributi bilaterali, sono per l'appunto bilaterali. E i big europei vogliono che restino così. 
   

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