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Più sicurezza e centri per migranti nei paesi «sicuri» di origine e transito: Conte svolta copiando male Meloni

Edoardo Sirignano
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«Più sicurezza nei quartieri». Non è lo spot dell’ultima festa di Fratelli d’Italia, bensì il dodicesimo punto dell’«Alleanza per la Costituzione» proposta da Giuseppe Conte agli alleati del campo largo. Salvo sorprese imprevedibili, il popolo a 5 Stelle, domani pomeriggio, al World Join Center di Milano, approverà i “venti capisaldi” su cui costruire il futuro programma progressista. Peccato che questi, a partire dalla stessa protezione dei cittadini, sembrino essere in contraddizione con quanto predicato dai pentastellati sino all’altro ieri.

Tutti ricordano, ad esempio, quando l’“avvocato del popolo” contestava l’approccio «troppo securitario» del centrodestra, definendolo un mix di «propaganda, slogan e inefficacia repressiva». Detto ciò, gli ormai ex grillini sono campioni nella perdita della memoria. Ecco perché l’ex premier, pur di recuperare qualche voto in quelle periferie rese invivibili da maranza e nuove forme di criminalità, si dimentica delle critiche agli oppositori e rilancia un’offerta simile, se non uguale, a quella di chi chiamava «fascisti». Il manifesto votato su “Nova”, in tal senso, non lascia particolari dubbi. In quel testo, infatti, si chiede di «rafforzare la videosorveglianza», nonché di intervenire sugli organici delle forze dell'ordine, aumentando «presidi di quartiere e pattugliamenti». Per dirla in breve, tutto quello che è stato fatto da quest’esecutivo e per cui i “portavoce stellari”, in Aula, si sono strappati le vesti. Ma la poltrona è la priorità. E se l’obiettivo è ottenere qualche seggio in più, la strada è una sola: dimenticare subito e andare avanti. «Scurdammoce ’o passato», si canterebbe nei vicoli di Napoli.

In materia di migranti, i paladini del reddito di cittadinanza, però, sono riusciti a far ancor peggio. Dicono «No al modello Albania», ovvero a strutture di eccellenza, super-controllate e soprattutto rientranti nel perimetro delle leggi europee, per «istituire centri di assistenza presso Paesi “sicuri” di origine o di transito». In poche parole, preferiscono delocalizzare gli immigrati in Libia che nel vecchio continente. Basterebbe, a loro dire, «l’egida delle Agenzie delle Nazioni Unite» per garantire che tutto si svolga al meglio. Un ottimo proposito, ma lontano anni luce dalla realtà. Secondo i seguaci di Conte, in questo modo si potrebbero ottenere risorse preziose da destinare a procedure rapide per rimpatri e permessi di soggiorno.  Se da un lato, dunque, propongono una “spending review basata sul nulla”, considerando che la loro proposta è certamente più onerosa di quella concordata con Tirana, dall’altra intendono attivarsi per un nuovo ministero, specializzato in politiche migratorie e integrazione. Insomma, via in un solo secondo un decennio di battaglie contro i costi dello Stato e i privilegi della casta. Se i sostenitori di Grillo si distinguevano per togliere inutile burocrazia, quelli del legale di Volturara Appula si spendono per l’istituzione di nuovi dicasteri. Come accontentare, d’altronde, chi non riuscirà a ottenere una casella sicura in Parlamento? Il problema non è trovare fondi per farci vivere senza paura, ma espandere l’apparato. Secondo la ricetta pentastellata 2.0, d’altronde, basterà un semplice click day per far lavorare e integrare chi arriva nel nostro Paese. La relatrice speciale dell’Onu, aspirante deputata e ospite del gotha a 5 Stelle, dicono i sodali di Giuseppe, «ha già diverse proposte al riguardo».
Peccato che, per il momento, l’unica certezza nel patto proposto da Conte sia solo il fumo o, meglio, la marijuana, considerando che l’unico punto chiaro della proposta è la depenalizzazione della coltivazione domestica della cannabis.

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