Trionfo AfD e panico "democratico". Il popolo è saggio solo se vota per la sinistra
Vince l’Afd, colpa del governo italiano. Ovviamente è un paradosso, però a leggere le dichiarazioni degli esponenti del centrosinistra italiano dopo la vittoria in Sassonia del partito estremista tedesco, pare di trovarci di fronte all’ennesimo, sbaglio di mira. Certo, il dato politico che emerge dall’elezione nel Land è l’arretramento fortissimo della CDU. Ma per l’ennesima volta si conferma come la sinistra non sia più competitiva. Questo, nel quadro europeo, è un dato ormai consolidato.
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Però sembra che nel cosiddetto campo largo, più che guardare in casa propria e fare una profonda disamina dell’accaduto, sembra che la smania sia attaccare la maggioranza (italiana). E allora partono lancia in resta contro le diverse posizioni presenti nella coalizione di governo sul tema europeo (spoiler: è sempre stato così), osi attivano per il monitoraggio millimetrico su chi non condanna AfD o ne approva la vittoria. Insomma, è sempre il solito copione, il ditino alzato sulle questioni altrui dimenticandosi -rovinosamente- delle proprie. Nel Pd, per esempio, Chiara Braga sottolinea che il risultato elettorale «ha un impatto enorme sulla direzione di marcia della Germania, pensiamo alla gestione dell’immigrazione. Questo dovrebbe preoccupare il governo di centrodestra di Meloni, ha molto a che fare con la piega e il destino che rischia di prendere l’Europa. Per il centrodestra e per la presidente del Consiglio non è più il momento di essere ambigua. Vuole assecondare il disegno che partiti come l’Afd hanno di indebolire l'Europa e tornare ai nazionalismi o è pronta a prendere una posizione chiara a difesa dell'Europa che è l'unica strada possibile per rafforzare gli strumenti di posizione?».
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La risposta è già contenuta nei 4 anni di governo appena trascorsi, in uno spirito di piena collaborazione all’interno del quadro europeo, ma evidentemente non basta. Già, da quelle parti non basta mai. Poi c’è il leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte, che la butta sul cataclismatico. «In Germania ormai ci ritroviamo con una prospettiva di una superpotenza militare arsenali pieni di armi e unaAfd che rivendica il governo del Paese con la complicità di Meloni che ha sottoscritto, ha contribuito indirettamente a tutto questo sottoscrivendo un piano di riarmo europeo». Insomma, la Germania investe in difesa, colpa di Meloni.
C’è anche il capitolo AVS. Nicola Fratoianni, in un’intervista a Repubblica, da un lato fa un ragionamento oggettivamene ampio, sottolineando «l’effetto del tracollo delwelfare state, della civiltà del lavoro, della disuguaglianza». Poi però parte l’anatema: «è semplicemente vergognoso che il vicepresidente del governo Meloni, Salvini, abbia esultato dicendo che si chiama democrazia: i suoi amici tedeschi dell’AFD portano avanti disvalori incompatibili con la Costituzione italiana sulla quale ha giurato». Bonelli, c’è da riconoscere, ha toccato il punto: «Il voto in Sassonia è una lezione che la sinistra europea non può permettersi di ignorare».
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Da Italia Viva, Faraone punta diritto contro l’Esecutivo: «Abbiamo tre politiche nello stesso governo: Tajani si preoccupa, Salvini festeggia, Meloni non dice nulla». Sempre nell’area "centro" dell’ipotetica coalizione, ecco il leader di +Europa Riccardo Magi: «il ministro Matteo Salvini, vicepresidente del Consiglio italiano, ha esultato perla vittoria dei neonazisti dell’Afd in Germania e ha detto che teme più le ingerenze dell'Europa che quelle di Putin. Parole a cui dovrebbe rispondere Giorgia Meloni, alla quale chiediamo se sia anche la posizione dell’Italia». Chiedere agli altri dispiegarsi, giustificarsi, chiarire. Un copione uguale a se stesso. Mentre il mondo va da un’altra parte.
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