Primarie, da cinema Lavitola a cinema Pd-M5S. L'opposizione non ne azzecca una
La questione delle primarie è diventata come la situazione dell'asino di Buridano che non sapeva scegliere tra due porzioni uguali di fieno e rimaneva fermo come, appunto, un asino. L'asino del Pd si trova nella medesima situazione: non sa a che santo votarsi perché in fondo ha capito che qualunque cosa fa sbaglia. Un vero capolavoro. Come fa a non fare le primarie, come vuole una parte consistente del partito, se ha passato l'ultimo anno a parlare solo di primarie? D'altra parte, come fa a farle sapendo che saranno un massacro, una sarabanda in cui il campo largo dimostrerà di non essere una coalizione né di governo né di opposizione? Un dilemma senza uscita. Robertino Speranza le ha definite un autogol. Magari! Un autogol si recupera. Ma due, tre autogol di fila no, non si recuperano. Mettono in evidenza che si gioca per perdere. Qualunque sia il risultato del diluvio. Il difetto è nel manico. La sinistra italiana passa da una sceneggiata all'altra. Dal cinema Lavitola al cinema Pd. Ma una sceneggiata che ha la pretesa di passare per cosa seria finisce in tragedia per poi ritornare ad essere sceneggiata, commedia, farsa. È una specie di eterno ritorno del partito degli uguali che credono di essere diversi e migliori fino a dire castronerie alla Bonaccini.
Tra M5S e Avs volano gli stracci sulla leadership: il nodo primarie spacca la sinistra
Le primarie all'italiana dei democratici all'italiana della sinistra all'italiana non sono nate per scegliere ma solo per confermare. Non sono mai state un mezzo per ottenere un fine: la leadership e una classe dirigente. No. Sono nate e sono sempre state all'origine solo una sceneggiata. Il leader dimezzato, come il famoso visconte di Calvino, è sempre stato già deciso prima dello svolgimento delle primarie. Il popolo delle primarie – la definizione che come vedete suona ridicola non è mia ma è la loro che per creare situazioni grottesche hanno un sesto senso – è sempre stato chiamato a votare per scherzo e il popolo stesso lo sapeva bene. Insomma, una messinscena. Ancora una volta. È il vero leitmotiv della sinistra: la finzione. Poi, però, accade che a furia di essere finti ci si faccia male perché la realtà si vendica. In questo caso il leader non è già deciso e la guerra tra Schlein e Conte dimostra non la genuinità delle primarie bensì la inesistenza della coalizione perché la contesa elettorale interna invece di essere uno strumento è diventata un fine. Le primarie vere presuppongono una comune base politica. Un programma di massima che tenga fermi i fondamentali: politica estera, conti pubblici, riforme istituzionali. Ma l'unico comun denominatore che c'è tra Pd e 5Stelle è la tassazione continuata e allargata del tartassato ceto medio. Per il resto, sono divisi ma così divisi che sono spericolatamente disponibili a fare accordi su tutto con sé stessi pur di eliminare l'odiatissimo governo "delle destre" di Giorgia Meloni.
Contro Schlein anche il correntone dei "contiani dem". Le primarie? "Un bagno di sangue"
Questa rappresentazione, il lettore lo sa bene, non è frutto di fantasia ma è nuda e cruda cronaca. La stessa immagine classica dell'Armata Brancaleone che va alle crociate è inadeguata per difetto: perché il film di Monicelli con Vittorio Gassman nel ruolo di Brancaleone da Norcia ispira da subito simpatia e partecipazione per l'ingenua purezza dei sentimenti, mentre nel film del Pd e 5Stelle c'è il sentimento dell'insincerità che tutto trasforma in malessere e disagio. Infatti, si può sostenere che oggi a sinistra – sia nei partiti, sia negli intellettuali, sia negli elettori – non vi sia malessere, non vi sia disagio? La prova provata di questo disagio è il cinema Lavitola e il caso Ranucci. Bisognava subito prenderne le distanze per salvaguardare una linea politica istituzionale. Invece, non solo non sono state prese le distanze dalla messinscena ma se ne sono prese le difese. Perché? Perché il cinema Lavitola è il cinema Pd: entrambi producono film di serie C che hanno la pretesa di essere dei capolavori mentre sono delle farse cinquecentesche senza il gusto rinascimentale. Le primarie, l'ultima pellicola in produzione, comunque andranno saranno l'ultimo atto di questa messinscena barocca che è la sinistra italiana. Sipario.
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