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Contro Schlein anche il correntone dei "contiani dem". Le primarie? "Un bagno di sangue"

Foto: LaPresse

Luca De Lellis
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Dentro il Pd cresce un fronte silenzioso ma determinato contro la linea di Elly Schlein sulle primarie. Il retroscena del Corriere della Sera racconta di una raffica di telefonate a deputati, senatori e big romani del partito da cui emerge un timore diffuso: sfidare il M5S di Giuseppe Conte alle primarie potrebbe trasformarsi in quello che alcuni definiscono senza mezzi termini un "bagno di sangue", capace di indebolire ulteriormente le chance del campo largo contro il centrodestra di Giorgia Meloni nel 2027.

A colpire è la trasversalità dei dubbi. Anche tra chi sulla carta viene considerato un sostenitore della segretaria, il refrain riportato dal quotidiano è sempre lo stesso: i dubbi aumentano, ma nessuno vuole metterci la faccia. Persino Goffredo Bettini, storicamente tra i più convinti sostenitori dello strumento delle primarie, sembra oggi sempre meno convinto.

 

Dietro le quinte, secondo la ricostruzione, si starebbe consolidando un vero e proprio blocco di "contiani dem", con ex ministri del Conte II in prima fila. Un'area in cui, si mormora nel partito, Roberto Speranza e Dario Franceschini sarebbero pienamente inseriti: l'ex responsabile della Salute avrebbe da tempo trovato casa nel «Correntone» guidato dall'ex ministro della Cultura, considerato il manovratore più abile del Nazareno.

Un quadro che si innesta su una spaccatura già nota. Lo slogan di Schlein - prima il programma, poi le primarie - trova sponda in Stefano Bonaccini, ma si scontra con la linea di chi, come Speranza, ha già bollato pubblicamente le primarie come un rischio di "clamoroso autogol". Sul fronte opposto, l'anima renziana, penalizzata dal PD e alla ricerca di nuovi spazi, guarda con interesse a un nome come quello della sindaca di Genova Silvia Salis come possibile terzo incomodo tra Schlein e Conte, mentre l'eurodeputato Giorgio Gori difende le primarie come occasione per "rinsaldare il patto di coalizione".

 

Il M5S, dal canto suo, tramite il senatore Stefano Patuanelli, insiste sul valore delle primarie come "momento di grande coinvolgimento" delle comunità di base. Ma è proprio questo lo snodo che il retroscena del Corriere mette a nudo: nel Pd la partita non si gioca più solo tra Schlein e Conte, ma dentro lo stesso partito, tra chi la segretaria la sostiene a parole e chi, silenziosamente, ne sta già limando la leadership. Una partita a scacchi che si muove dietro le quinte e che crea ulteriori spaccature all'interno di un campo largo ancora lontano dal trovare una linea unitaria.

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