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Miracolo di Natale ad agosto: il Pd riabilita il presepe e San Giuseppe in risposta a Giuseppi sul woke

Foto: LaPresse

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Quest’anno il miracolo della Natività si compie ad agosto, quando i marciapiedi friggono al sole, si sciolgono i ghiaccioli e nelle alte sfere spirituali democratiche qualcuno scopre che il presepe potrebbe non essere un covo reazionario. Alessandro Alfieri, senatore e membro della segreteria nazionale Pd, interrogato dal Corriere sulle derive woke e sulle torsioni ocasiocorteziane di Conte, arriva alla folgorazione fuori stagione: «Non si può dire no al presepe». E così, mentre nell’afa si bramano ombra, cocomero e aria condizionata, dentro il centrosinistra fanno capolino il bue, l’asinello, la Madonna e perfino San Giuseppe, padre pare non biologico del Bambinello, figura abbastanza complessa da poter essere riammessa nel campo largo in risposta a Giuseppi senza provocare il collasso dell’intersezionalità. Si badi bene, è una possibilità allo studio. Un Nazareno al vaglio dell’altro.

 

Conte, che fiuta il vuoto altrui e ci pianta la bandierina, avverte che ilpoliticamente corretto nei suoi tragicomici eccessi può diventare un boomerang, Alfieri concede che «un rischio ci potrebbe essere», poi aggiunge che il vero problema è «che si venga percepiti come attenti solo a certi tipi di battaglie». Percepiti.

Magnifica parola dell’armamentario partitico quando la realtà esplode in faccia ma si preferisce accusare l’impianto ottico dell’inaffidabile elettore. Non è che per anni la sinistra abbia selezionato diritti, linguaggi, priorità e anatemi con lo scrupolo di un sagrestano ideologico monocolore: è il popolo, evidentemente, che ha sbagliato retina. E però il presepe, povera bestia muschiata, potrebbe in fin dei conti resistere, Re Magi stranieri e segretario Magi di +Europa permettendo. Alfieri lo salverebbe perché «il rispetto delle altre religioni e delle altre culture non passa dalla cancellazione delle proprie tradizioni e dei propri simboli». Frase che in bocca a un assessore comunale di centrodestra avrebbe generato una catena di simposi sul ritorno delle tenebre. Pronunciata dal casato democratico, diventa improvvisamente ragionevole manutenzione del patrimonio occidentale, purché presenti autocertificazione di non-vannaccismo.

 

Il Pd, tramite Alfieri, ha prodigiosamente percepito persino la «domanda pressante di protezione», compresa quella – udite udite – sulla sicurezza, materia fino a ieri relegata con ignominia nel reparto autoritarismo. In tutto questo, attenzione: vietato «fare fughe in avanti».

Ci mancherebbe. L’immobilismo non è roba da mettere a repentaglio per simili facezie. La conversione è prudente. Non siamo sulla via di Damasco, al massimo sulla tangenziale dove si spera batta il consenso.

È nato. Non Gesù, il sospetto che così non possa più durare. Per i miracoli un pelino più terreni e concreti, tipo accorgersi che la tanto decantata tutela delle donne non si esaurisce nella lotta al patriarcato pitturato dai collettivi universitari americani, i piddini illuminati di riflesso non sono ancora attrezzati. Buon Natale, dunque, ad agosto. Con circospezione, e previa verifica che la buona novella del presepe riammesso alla pubblica piazza possa giungere anche a chi, nei dintorni di certe comunità, considera il rispetto fra culture e le elementari regole di convivenza una strada a senso unico lastricata verso l’inferno altrui. Sarebbe già qualcosa trovare sotto l’albero il pacco a sorpresa contenente la scoperta tardoprogressista che una cultura residente, per includere le forestiere, non debba prima cessare di esistere. Auguri.

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