Sinistra disperata sull'immigrazione. Fa quasi tenerezza. Quasi
C’è una categoria di persone che merita, finalmente, un posto d’onore nella storia della depressione collettiva: i compagni italiani di fronte ai numeri sull’immigrazione.
Non bastava la gestione Covid, non bastava il superbonus, non bastava dover spiegare perché il Pd continui a prendere un risicato 19%. No: ora c’è pure il crollo degli sbarchi. Meno 55% in un anno, meno 82% in due. Un macigno di realtà abbattuto sulla testa di chi, fino a ieri, predicava che «le politiche di respingimento non funzionano» e che «Meloni è fascista perché non apre i porti». E adesso? Adesso i dati del governo li hanno depressi. Letteralmente.
Li vedi girare per i talk show con lo sguardo spento di chi ha appena scoperto che la realtà non è un tweet di Saviano.
Poi è arrivato il collasso di Sanchez. Non solo a Ceuta, dove la Spagna socialista ha dimostrato che i progressisti, quando la situazione scappa di mano, tirano fuori i manganelli. No: c’è di peggio. Una sanatoria pazzesca che potrebbe riguardare fino a un milione di clandestini. Un milione.
Lavorare a #Report? "Se mi inviti a casa tua una sera...". #Ranucci, altro caso di avances
— IL TEMPO (@tempoweb) August 25, 2026
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#SeaWatch recidiva: le sei volte in cui ha violato la legge
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Mentre in Italia qualcuno ancora racconta la favola della «accoglienza sempre e comunque», a Madrid distribuiscono documenti come se fossero volantini elettorali. E i nostri compagni? Zitti. O meglio: zitti con l’aria di chi pensa «almeno il nostro idolo Pedro ci prova».
Ma il colpo di grazia arriva dal Nord.
Mette Frederiksen, socialista danese, che sta con Meloni. Ohibò. Ma non c’era un cordone sanitario anti-Giorgia? Non dovevano isolarla, trattarla come un’untrice, costruirle intorno un muro di sanità morale europea? E invece la premier danese, quella che i compagni italiani citavano come esempio di «sinistra moderna e civile», dialoga, collabora, condivide linee. Il cordone sanitario si è sciolto come neve al sole. E loro restano lì, a guardare, con la faccia di chi aveva scommesso tutto sul «mai con Meloni» e adesso deve spiegare perché la socialdemocrazia scandinava preferisce Roma a Bruxelles.
C’era, è vero, una speranza. Una piccola, malata, speranza anti-italiana: l’invasione dei cosiddetti «dublinanti». Il sogno bagnato di chi odia questo Paese nel profondo: far rientrare in Italia migliaia di migranti respinti da altri Stati europei, così da dimostrare che «le politiche di Giorgia non reggono».
Piantedosi, senza cuore (ovviamente: chi difende i confini è sempre senza cuore), ha stroncato anche questa fantasia. A questo ritmo ne arriveranno venti l’anno. Venti.
Non ventimila. Venti. Mica come ai loro tempi, quando eravamo invasi e loro applaudivano, chiamandola «ricchezza».
E allora cosa resta? La via la indica il leggendario Bonelli: tifare Sea Watch nella contesa contro il governo italiano. Perché, alla fine, l’unica coerenza che resta è questa. Sempre con lo straniero (preferibilmente se tedesco o francese, o con una bandiera di qualche Ong ricca di fondi pubblici) contro l’Italia. Contro i propri confini, contro i propri cittadini, contro i propri numeri. Compagni, siete stupendi.
La vostra disperazione è così pura, così cristallina, così ideologica, che quasi muove a tenerezza. Quasi.
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