Lavitola-Ranucci, per la sinistra la colpa è sempre della destra: una corazza ideologica "a prova di bomba"
Quando nulla si sapeva su chi avesse messo la bomba a Ranucci, i poveretti malauguratamente sprovvisti dell’onniscienza concessa a segretarie dem, pentastellati variegati, editorialisti presentabili, commentatori savi e saviani, antifascisti di professione o di complemento e specialisti del mandante morale universale a chilometro zero aspettavano magari un’indagine, una pista, una prova, perfino quella roba antiquata un tempo chiamata fatti. Ingenui.
La colpa, secondo i palchi benedetti e le sacre scritture, era della destra, possibilmente estrema. Caso chiuso, con la serenità scientifica di chi possiede la sentenza prima del verbale. Il colpevole non aveva ancora un nome ma possedeva già un elettorato. Ma ecco la disgrazia per la narrazione preconfezionata: emerge un presunto mandante che, secondo l’accusa, non soltanto non conferma la favola nera, ma la rovescia con una certa maleducazione.
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Lavitola, amico dichiarato di Ranucci, avrebbe inscenato un «attentato dimostrativo» per provare a farlo diventare leader della sinistra.
Uno immaginerebbe il seguito: arresti, ordinanze e ricostruzioni giudiziarie documentano tutt’altro, dunque la storiella viene riposta con qualche rossore nel cassetto delle sciocchezze. Macché.
Sarebbe resa al nemico. Collaborazionismo. La destra resta colpevole: all’inizio colpevole dell’attentato, ora perché vorrebbe sapere come mai non fosse colpevole dell’attentato. Onore al merito. Anche il moto perpetuo, al confronto, è un giocattolo difettoso. Gli sciocchi parlerebbero di contraddizione. Loro lo chiamano antifascismo.
La leggenda del fascismo eterno serve a non aggiornare mai il giudizio. La destra è colpevole prima, durante e dopo, in presenza o in assenza di evidenza, perfino contro ogni evidenza: una responsabilità illimitata, carta di discredito senza plafond.
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Succede qualcosa? Colpa della destra. Si scopre che non c’entra? Destra lo stesso. Gli atti portano altrove? Colpa della destra che osa farlo notare. Siamo oltre il diritto, oltre la logica, forse oltre la geometria: un punto fisso capace di contenere tutte le rette, anche se storte. Un colpevole così non si trova facilmente. E infatti lo si inventa. Del resto – prova regina su cui l’apparato delle anime belle non ha elucubrato – anche Mussolini, come Lavitola, diresse l’Avanti, quotidiano solo incidentalmente socialista.
Nel frattempo quel giornalismo è eroico, la schiena drittissima, le inchieste tv intoccabili, i dubbi e i Report il sale della democrazia. Applausi. Ci mancherebbe. TeleMeloni pussa via. È però curioso che colonne vertebrali celebrate come adamantine debbano richiedere improvvisamente cautele della porcellana appena qualcuno osi pensare di chiedere lumi – o almeno lumini: senza accusare, solo per sapere – su ciò che salta fuori da un’inchiesta vera.
Domande. Il vero ordigno da disinnescare. L’altro, quello «per fargli del bene», può pure esplodere. Tanto la corazza ideologica del sedicente progressismo, stagna e stagnante, è a prova di bomba.
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