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Trump: " Meloni vuole tornare amica. No, grazie". La premier: "Attacchi insensati. Italia nazione sovrana"

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Foto:  Ansa 

Andrea Riccardi
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Altro botta e risposta e nuovo scontro via social network tra Donald Trump e Giorgia Meloni. A meno di 24 ore dal primo attacco e dopo la replica piccata in un videomessaggio diffuso dalla premier, il presidente statunitense torna alla carica. Meloni, scrive il tycoon su Truth, "in Italia sta attraversando un momento difficile in termini di popolarità" e "ora, dopo che gli Stati Uniti hanno sconfitto militarmente l'Iran, lei vuole tornare a essere amica per far risalire i suoi 'numeri'. No, grazie!". Trump insiste sul fatto che la premier, della quale sbaglia in un primo momento il nome, chiamandola "Gigiorgia", gli avrebbe chiesto più volte di fare una foto durante il summit del G7 a Evian e sostiene che il presunto "calo di popolarità" sia dovuto all'aver "voltato le spalle agli Stati Uniti d'America, un Paese che ama e protegge sinceramente l'Italia, quando si è trattato di impedire all'Iran di procurarsi o sviluppare un'arma nucleare (ma anche la Nato lo ha fatto, a dire il vero!)". "Non ci ha nemmeno permesso di utilizzare le piste di atterraggio e di decollo italiane - accusa il magnate - causando un enorme inconveniente logistico". A stretto giro la risposta dura del presidente del Consiglio, che su Instagram scrive in inglese, rivolgendosi direttamente al presidente americano: "Questi attacchi costanti e immotivati ​​sono insensati", "la mia popolarità non la riguarda, le suggerisco di concentrarsi sulla sua".

La presidente del Consiglio evidenzia che l'utilizzo delle basi militari americane in Italia "è regolato da accordi che abbiamo sempre rispettato e che non possono essere violati finché sarò primo ministro". "L'Italia rimane una nazione sovrana", rimarca, e quanto alla popolarità "l'essere sua amica non mi ha certo aiutata, né dipende dal mio rapporto con lei, ma dalla mia capacità di difendere l'interesse nazionale italiano, ed è esattamente ciò che ho sempre fatto". Meloni cerca poi di mettere un punto alla querelle e annuncia, in italiano: "Non tornerò sull'argomento". Poi l'ultimo affondo: "Credo ancora nell'unità dell'Occidente e non credo che questo sia uno spettacolo all'altezza del nostro compito". Sulla nuova pagina di quella che somiglia sempre più a una lite tra ormai ex amici interviene il vicepremier Matteo Salvini, secondo il quale "chi attacca il nostro presidente del Consiglio attacca tutto il governo e tutto il Paese", anche se "questo non può e non deve mettere in discussione i buoni rapporti e le relazioni diplomatiche e commerciali fra Italia e Stati Uniti, che prescindono dal presidente attuale o dal presidente futuro".

Il leader della Lega Matteo Salvini bolla come "gratuito, inutili e sgradevoli" le parole di Trump e aggiunge che "però non c'è una guerra fra Italia e Stati Uniti, ci sono già troppe guerre e spero che gli Usaci aiutino a porre fine ad alcune di queste". Per il responsabile Esteri del Pd Peppe Provenzano "sarebbe bene che la nostra politica estera uscisse il prima possibile dai botta e risposta sui social, da questa grave situazione di imbarazzo del Paese, e tornasse alla serietà del tempo che viviamo e delle risposte necessarie", mentre il leader di Azione Carlo Calenda evidenzia che "Trump è decisamente un uomo disturbato".

Nonostante il canale attualmente aperto tra i due paesi per cercare di stemperare la tensione, il nuovo post su Truth Social di Donald Trump contro la premier Giorgia Meloni , ha gettato nuova benzina sul fuoco, dimostrando che gli sforzi diplomatici in corso non hanno sortito grande effetto sul presidente. Dietro le quinte dell'amministrazione, tuttavia, c'è fastidio per questa alta tensione, che mette in difficoltà la relazione bilaterale, sebbene quasi nessuno abbia commentato iniziale, come accade sempre, le parole del Commander-in-Chief. Nella West Wing - fra chi ha accesso quotidianamente al leader americano - le bocche rimangono cucite perché, in fondo, Trump è il miglior portavoce di sé stesso. Più fonti politiche e diplomatiche, preferendo rimanere anonime, raccontano che nell'Amministrazione americana vi è un'''assenza di compattezza'', che si può riassumere così: i funzionari sono con il presidente, che dice e fa quello che vuole. Ma loro non sono Trump. Il repubblicano, in particolare, se la sarebbe legata al dito per la questione della guerra in Iran e il rifiuto degli europei di aiutarlo.

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