L'archivio sottratto allo Stato per tenere sulla graticola Mori
Nove omissis in sole cinque pagine. È forse questo il dettaglio più sorprendente del decreto con cui il gip Patrizia Martucci ha archiviato l’ultima inchiesta della Procura di Firenze nei confronti di Marcello Dell’Utri per il presunto concorso nelle stragi mafiose del 1993-1994. Il contenuto del provvedimento, datato 15 gennaio ma di cui si è avuta conoscenza soltanto la scorsa settimana, è stato reso noto ieri dal Fatto Quotidiano.
L’atto presenta però un’altra particolarità. Come già osservato da Il Tempo, non chiarisce quale sia il destino del generale dei carabinieri Mario Mori, anch’egli indagato nel medesimo procedimento con l’ipotesi di non avere impedito il compimento del piano stragista dei feroci corleonesi guidati da Totò Riina. Accogliendo la richiesta della Procura, il gip scrive che «mancano elementi concreti su contatti o rapporti diretti tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri», tali da sostenere la tesi investigativa secondo cui la stagione delle bombe del 1993-1994 avrebbe favorito la nascita di Forza Italia.
La giudice osserva che nei confronti di Dell’Utri permane un «quadro indiziario significativo». Una formula che può apparire contraddittoria, ma che trova spiegazione nella riforma Cartabia. Dal 2022 il pubblico ministero può esercitare l’azione penale soltanto quando gli elementi raccolti consentano una ragionevole previsione di condanna. La presenza di indizi, dunque, non basta più: occorre che siano tali da rendere probabile una sentenza di colpevolezza. Poi ci sono gli omissis. Nove, concentrati in poche pagine, che sembrano «proteggere» un ulteriore filone investigativo. In uno dei passaggi oscurati si legge infatti che vi sarebbero soggetti in possesso di notizie estremamente riservate su Berlusconi, mai veicolate alla magistratura e ricevute attraverso confidenze di altre persone. Chi siano questi soggetti, il decreto non lo rivela.
È qui che la vicenda fiorentina incrocia a sorpresa un’altra indagine: quella milanese sulla società Equalize, al centro dell’inchiesta sui dossieraggi realizzati attraverso l’accesso abusivo a banche dati riservate.
La giudice richiama un’informativa trasmessa dalla Procura di Milano, facendo riferimento sia alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Gianluigi Marasco, sia all’audizione di Nunzio Samuele Calamucci, considerato una figura centrale dell’indagine lombarda.
Da queste attività sarebbero emersi elementi relativi a rapporti tra ambienti di Cosa nostra e Silvio Berlusconi risalenti a un periodo antecedente alle stragi. Un ruolo centrate lo avrebbe avuto Vincenzo De Marzio, ex carabiniere del Ros in servizio a Milano fino ai primi anni Novanta. Il provvedimento afferma infatti che De Marzio potrebbe essere a conoscenza di circostanze apprese direttamente durante l’attività di servizio e successivamente riferite a terze persone, tra cui lo stesso Calamucci. Si parla anche dell’esistenza di un’annotazione del 1992 relativa a un pedinamento di Berlusconi.
Secondo l’ipotesi della Procura di Milano, attorno a Equalize si sarebbe sviluppata una rete composta da hacker, investigatori privati ed ex appartenenti alle Forze dell’ordine, in grado di acquisire e commercializzare informazioni riservate. In una conversazione intercettata, Calamucci arrivava a sostenere di possedere perfino «l’archivio di Giulio Andreotti». Il dato forse più inquietante riguarda però proprio De Marzio. Secondo la ricostruzione degli investigatori, prima di lasciare l’Arma avrebbe copiato l’intero archivio della Sezione anticrimine del Ros di Milano. Non singoli documenti, ma una banca dati costruita in anni di attività investigativa, contenente informazioni sul terrorismo, sulle Brigate Rosse, sull’estremismo politico e sulle principali organizzazioni mafiose.
Se questa ipotesi dovesse trovare conferma, ci si troverebbe di fronte a una delle più vaste sottrazioni di dati investigativi mai emerse nel Paese. Paradossalmente, il documento che archivia l’ultima inchiesta sui presunti mandanti esterni delle stragi del 1993-1994 potrebbe allora aver acceso i riflettori su un’altra vicenda: quella di un gigantesco archivio investigativo sottratto alle Istituzioni, finito nelle mani di soggetti che potrebbero custodire anche informazioni mai arrivate nelle aule di giustizia. E in tale prospettiva il generale Mori, per anni comandante proprio del Ros, potrebbe essere trascinato in nuova giostra giudiziaria.
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