Falcone e Borsellino, quell'antimafia woke che non vuole la verità sulle stragi
È complesso tentare di capire che cosa si sono messi in testa gli antimafia woke, quelli che non tollerano la presidenza della commissione parlamentare che punta a fare luce sui dossier trascurati per le sgravi Falcone e Borsellino. Contro Chiara Colosimo si sta esagerando oltre ogni misura, quando la ricerca della verità dovrebbe unire e non dividere. C’è un avvocato siciliano, Fabio Repici, a cui dà manforte con i soliti argomenti Salvatore Borsellino, che vorrebbe far “confessare” la presidente dell’Antimafia. Per lui c’è qualcuno che l’ha “costretta” ad esaminare tutte le carte e non solo alcune. Tornano ad infangare il generale Mario Mori, contro cui si è tentata ogni strada per rovinarlo, senza riuscirci, come mente delle manovre attribuite alla Colosimo. Ma ci sono i figli del magistrato assassinato a via D’Amelio a dare forza alla presidente dell’Antimafia: perché il filone mafia e appalti non può essere trascurato da nessuno. Anche perché nella commissione è stato evidenziato dal procuratore di Caltanissetta, De Luca, che paga anche la colpa di aver escluso la fantomatica “pista nera” sulle stragi di mafia.
Nel 2023 la Procura ha aperto un’inchiesta che collega pezzi della mafia siciliana agli appalti pubblici, in particolare in provincia di Caltanissetta e Agrigento. L’ipotesi è che Cosa Nostra avesse interesse diretto a controllare lavori pubblici, e che questo filone economico potesse intrecciarsi con le stragi del ’92-’93. In questi giorni, Repici ha ricominciato con gli attacchi alla commissione e alla sua presidente, lanciando dubbi pesantissimi che davvero lasciano interdetti. In realtà, l’Antimafia - quella istituzionale e non quella di propaganda - non vuole lasciare nulla di intentato su quanto accaduto. Ed è sacrosanto puntare a scoprire chi si mosse e per quali interessi al fianco delle cosche stragiste. Resta un mistero il comportamento assunto contro la Colosimo: i soggetti che la attaccano sono stati invitati più volte nelle commissione e durante le loro lunghe audizioni non sono stati certo censurati da qualcuno. Atteggiamenti contraddetti anche proprio dai figli di Borsellino: a partire da Lucia che il 23 maggio scorso ha voluto partecipare alla cerimonia istituzionale proprio al fianco della presidente dell’Antimafia. Ma loro insistono. Di qui la reazione di quei parlamentari che davvero non se la sentono di condividere attacchi assurdi. Dice Raoul Russo, di Fratelli d’Italia: «Fabio Repici sbaglia sonoramente nei confronti della presidente della Commissione parlamentare Antimafia, Chiara Colosimo, quando rilascia dichiarazioni pesanti e diffamatorie e si permette di accusarla di depistaggio. Niente di più falso ed ingiurioso. La Presidente Colosimo si sta, invece, distinguendo per il modo cristallino e serio con cui sta lavorando per fare piena luce sulle pagine più oscure della nostra storia repubblicana, laddove altri hanno preferito ignorare filoni estremamente significati relativamente alle vere origini della strage di Via D’Amelio come dimostrato anche dall’operato della Procura di Caltanissetta sulla vicenda di Mafia Appalti. La ricerca della verità è al primo posto e nulla e nessuno potrà fermarla».
E aggiunge un altro parlamentare siciliano della destra, Salvo Sallemi: «È aberrante la disinvoltura con cui l’avvocato Fabio Repici accusa la presidente della commissione Antimafia, Chiara Colosimo, di depistaggi. Si tratta non solo di una gravissima mancanza di rispetto nei confronti di una deputata che sta lavorando con massimo impegno in favore della ricerca di verità su una stagione tragica per la nostra nazione, ma anche di un affronto alle istituzioni. Nell’esprimere solidarietà alla presidente Colosimo, devo registrare che l’attacco di Repici è l’ennesimo colpo inferto alla commissione parlamentare Antimafia. Certi tentativi saranno tuttavia vani». Ma resta l’amarezza in quanti conoscono l’onestà della Colosimo e il suo impegno totale nella ricerca della verità. Prima o poi le dovranno chiedere scusa.
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