Effetto Stabilicum sul "campo largo": Silvia Salis verso la leadership. La rabbia di Conte e Schlein
Le ultime tessere del puzzle si sono incastrate alla perfezione. Il quadro ora è completo: il momento giusto sta per arrivare. «Se non ora quando?», ironizza un parlamentare che ha accesso al delicato dossier. Per settimane il disegno era rimasto incompiuto: mancava il tassello decisivo, la sconfitta elettorale a Venezia. Un tonico per chi, a sinistra, scommetteva sul panico del quartier generale: tutto torna in discussione. Facciamo un passo indietro. Un paio di mesi fa la sindaca di Genova, Silvia Salis, aveva dettato le sue condizioni: «Le primarie sono divisive, se invece mi offrissero la candidatura...». Al Nazareno l’offensiva glamour dell’ex atleta venne subito derubricata: Elly Schlein è fortissima. Le vecchie “volpi”, però, non si sono arrese. Da mesi lavorano nell’ombra a caccia del federatore: in politica un inciampo è sempre dietro l’angolo. Nel frattempo, la legge elettorale proposta dalla maggioranza continua il suo percorso parlamentare: il via libera alla prima lettura potrebbe arrivare prima della pausa estiva. Un dettaglio non secondario: le coalizioni dovranno indicare sulla scheda il loro candidato premier. In questo modo svanirebbe l’ultimo artificio del campo largo: mettersi d’accordo dopo le elezioni. Come in un eterno Monopoli: si torna al Via.
La scelta diventerebbe obbligata: primarie o tavolo tecnico. È il bivio che gli sherpa aspettavano per estrarre il coniglio dal cilindro: Silvia Salis. Lei, l’iper-esposta prima cittadina, ora glissa: «Mi occupo di Genova». Sa che con l’estate entrerà nella fase decisiva. Profilo basso e una certezza: se devono parlarle, sanno dove trovarla. Ieri a Bari il governatore della Puglia, Antonio Decaro, intervenendo a un evento con lei, è stato possibilista: «Può dare un ottimo contributo al campo progressista proprio con l’esperienza da sindaco». Il progetto resta complicato. Per partire serve che Elly Schlein si convinca a fare un passo indietro: da capitano a junior partner. Inoltre, i nuovi assetti dovrebbero essere benedetti da un congresso straordinario del Pd che separi le carriere di segretario e candidato premier. Oneroso anche il prezzo chiesto a Giuseppe Conte: il leader dovrebbe rinunciare alle primarie (magari con la Farnesina).
Eppure potrebbero essere soprattutto i veti incrociati fra i due o un clima troppo aspro ad aprire la strada al terzo nome. Chi segue il filo del “Papa nero”, ha un’offerta variegata. Oltre all’ex vicepresidente del Coni, circolano altri due nomi: Gaetano Manfredi, più gradito a Conte, e l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli. La deadline coincide con l’eventuale approvazione dello Stabilicum a Montecitorio. Vorrebbe dire che a settembre il famigerato tavolo del campo largo dovrebbe essere convocato. Spiega il vicepresidente di Italia Viva, Enrico Borghi: «Il tema della leadership nella politica odierna è ineludibile. È bene che sia conseguenza di un progetto tangibile, capace di affermarsi nella società, intercettando le domande di cambiamento e parlando all’elettorato che si sente alternativo alla Meloni». Il senatore è netto: «A questo devono servire le primarie». In autunno arriverà quindi la resa dei conti: primarie entro l’anno o incoronazione diretta? Al Nazareno è tempo di coltelli: «Una leader non si fa solo i selfie con Obama, partecipa anche alle assemblee di Confindustria», spiffera un deputato anonimo in Transatlantico. Campo largo last minute: la congiura è servita.
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