C’è modo e modo di collaborare con lo "straniero" durante una guerra.
«Lavoratori di Trieste!», si legge nell’appello firmato dal segretario Palmiro Togliatti che presto si trasformerà in un vero e proprio diktat. «Nel momento in cui ci giunge notizia che le truppe di Tito sono entrate nella vostra città inviamo a voi, lavoratori di Trieste, il nostro fraterno saluto. Il vostro dovere è di accogliere le truppe di Tito come truppe liberatrici, e di collaborare con esse nel modo più stretto per schiacciare ogni resistenza tedesca e fascista e condurre a termine al più preso la liberazione della vostra città». Un appello che riletto oggi, alla luce di quanto accadde dopo e dei «40 giorni di terrore» che le truppe titine seminarono tra Trieste, Gorizia e nelle città dell’Istria. «Evitate ad ogni costo di essere vittime di elementi provocatori interessati a seminare discordia tra il popolo italiano e la Jugoslavia democratica. Italiani e Jugoslavi hanno oggi un compito comune: quello di schiacciare le ultime resistenze tedesche », si conclude l’appello. Il risultato di quell’alleanza folle furono 4.00 italiani a Trieste rastrellati, imprigionati in campi di concentramento e infoibati, 700 vittime a Gorizia, circa 650 a Fiume, più di 300 a Zara. Per un totale, a guerra già finita, di 5.000/8.000 vittime, comprese 420 donne.
