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Vannacci, il gioco delle tre carte del generale e il coraggio di Salvini

Foto: Ansa

Francesco Storace
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A Trecate il gioco delle tre carte del generale Roberto Vannacci. Che finge di non sapere nulla delle candidature islamiche che gareggiano con i suoi nelle liste che sostengono la candidatura locale di Rosa Criscuolo in provincia di Novara. «Non è la nostra lista», tuonano i suoi e lui ci casca. Nessuno ha scritto che c’è Futuro Nazionale, anche perché come abbiamo fatto notare il Grande Capo della «destra vera» che nessuno aveva mai incrociato né nel MSI né in An, ha imposto di non presentare liste di partito alle amministrative. Lì a Trecate, i suoi hanno una lista battezzata «Futuro Trecatese» e sta in coalizione proprio con chi vuole portare l’Islam in Consiglio comunale. Nel programma degli "alleati" una scuola italoaraba, un luogo di culto che assomiglia vagamente al nome di moschea, un cimitero islamico. La candidata a sindaco di Rosa Criscuolo ha ricevuto l’imprimatur del deputato piemontese di Futuro nazionale Emanuele Pozzolo: anche lui fregato a sua insaputa dalla lista "alleata"?

 

 

Non insulti i giornalisti, il generale, se osano scrivere quello che succede. Sarebbe bastata una pacata lettera al nostro giornale anziché invadere i social con apprezzamenti persino su chi pubblica notizie («si presume essere di destra»). L’avesse lui la mia storia nella destra italiana... Ma non c’è da offendersi. Basta semplicemente prendere atto che Vannacci ha molto meno coraggio di Matteo Salvini, al quale rimprovera gli islamici candidati a Vigevano. Il generale avrebbe potuto fare esattamente come il leader che lo candidò a Strasburgo: Salvini ha preso decisamente le distanze da chi ha sbagliato con quelle candidature, mentre Vannacci sembra rivendicare l’operazione che porterà il verbo di Allah nel consiglio comunale di Trecate, se mai dovessero farcela.

 

 

A proposito, Il Tempo ha semplicemente letto quel che ha scritto la stampa locale sulla sua "benedizione". Ma in quel caso senza smentita. E quindi ci è sembrato degno di nota riferire ai nostri lettori del suo imprimatur a quella coalizione un po’ variegata. Sarebbe bastato persino dire «non ne sapevo nulla», e ne avremmo preso volentieri atto. Invece, la tracotanza di chi pensa di essere il dispensatore di patenti di destra arriva a negare di sostenere candidati quantomeno ambigui rispetto ai valori che dice di professare. Se sono non negoziabili, caro generale, non ti allei con chi li nega. Ma è tipico - questo sì - di "chi mente sapendo di mentire", per usare un’espressione a lui cara. Davanti al plotone di esecuzione mi presenterò senza le bende sugli occhi.

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