Dazi, Iran e Vaticano: i temi sul tavolo del vertice Meloni-Rubio
Una visita di cortesia. Così viene inquadrato a palazzo Chigi l'incontro tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e Marco Rubio. Appuntamento fissato in agenda dopo i botta e risposta a distanza sull'asse Washington-Roma su diversi dossier, dai dazi all'impegno (mancato) in Iran, fino alle critiche mosse da Donald Trump al Papa. Il segretario di Stato americano ha già visto in Vaticano proprio Leone XIV e venerdì, prima di raggiungere la sede del governo, si confronterà alla Farnesina col ministro degli Esteri Antonio Tajani.
Ad accogliere Rubio nel cortile interno di Palazzo Chigi sarà il consigliere diplomatico della premier, Fabrizio Saggio, mentre la stretta di mano con Meloni andrà in scena nel Salone dei Galeoni, dove solitamente si tengono le dichiarazioni congiunte al termine dei bilaterali. Tra i temi che dovrebbero essere trattati, oltre al confronto tra Rubio e il Papa, anche la situazione in Iran e quella in Libano (con annesso futuro della missione Unifil). Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, da quanto filtra l'Italia ribadirà agli Stati Uniti la disponibilità (dopo il via libera del Parlamento) a partecipare a una missione internazionale, una volta raggiunto un cessate il fuoco stabile, per far sì che possa essere garantita la libertà di navigazione. "La soluzione diplomatica è l'unico modo per una pace duratura, ne parlerò con Rubio", ha spiegato Tajani. A chi chiedeva se si parlerà anche di quanto detto dal tycoon americano sulla premier, il titolare della Farnesina ha replicato che "un incontro tra il ministro degli Esteri e il segretario di Stato non è sulle battute. Non credo che neanche l'incontro tra il Papa e Rubio sia stato sulle battute". "Quello che conta per ciò che ci riguarda è la relazione transatlantica - ha rimarcato - Siamo assolutamente convinti che l'Europa abbia bisogno degli Stati Uniti, che gli Stati Uniti nel contempo hanno bisogno dell'Europa. Se ci sono cose sulle quali non siamo d'accordo, lo diciamo, lo abbiamo detto e lo diremo, perché essere alleati è questo, sempre a testa alta, convinti della nostra posizione, intendiamo giocare un ruolo".
E a proposito di Europa, Meloni ha ricevuto sia il primo ministro eletto dell'Ungheria, Peter Magyar, che il premier polacco Donald Tusk. I due colloqui - intervallati da un ulteriore incontro della premier con il primo ministro del governo di Unità nazionale libico, Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh - hanno permesso di fare un punto sui rapporti bilaterali e di discutere di una serie di tematiche prioritarie dell'agenda dell'Ue, come ad esempio energia e migranti. Quello con il successore di Orban, ha scritto Meloni sui social, è stato "un primo e proficuo confronto in vista del suo prossimo insediamento", ed è servito anche per "uno scambio di vedute sui principali dossier bilaterali e sulle sfide che l'Europa è chiamata ad affrontare: dal rafforzamento della competitività del nostro sistema alla gestione dei flussi migratori, fino ai principali scenari di crisi a livello internazionale". "La solidità delle relazioni tra Italia e Ungheria è forte e consolidata e intendiamo continuare a rafforzarla ulteriormente", ha concluso la premier, intenzionata a fare lo stesso anche con la Polonia. L'obiettivo, ha dichiarato Meloni dopo il bilaterale con Tusk, è infatti quello di "avviare le consultazioni per un nuovo accordo da far subentrare al nostro Trattato di amicizia, che risale ormai al 1991, quindi parliamo di oltre 35 anni fa". "Ci sono moltissimi elementi sui quali la nostra cooperazione può fare la differenza - ha aggiunto - Siamo due grandi nazioni europee che si sono ritrovate spesso sulla stessa lunghezza d'onda e che insieme possono lavorare per restituire forza, pragmatismo, una visione che possa dare risposte alle famiglie e alle imprese delle nostre nazioni e del continente intero".
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