Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Ilaria Salis fugge ancora dal processo pure con Orban fuori dai giochi

Foto: Lapresse

Dario Martini
  • a
  • a
  • a

Fino all’altro giorno ha spiegato urbi et orbi che non avrebbe mai potuto accettare di essere processata nell’Ungheria di Viktor Orban. Un Paese sotto scacco di un «regime autoritario», come lo ha sempre definito, dove non veniva rispettato «lo stato di diritto». Motivo per cui si era fatta candidare al parlamento europeo da Avs ed era riuscita pure ad ottenere l’immunità affinché il procedimento a suo carico si bloccasse. Ora però che Orban è fuori dai giochi, con l’Ungheria in mano a Peter Magyar, la paladina delle occupazioni di immobili non pensa neanche lontanamente a farsi processare a Budapest. Anzi, proprio ieri ha colto la palla al balzo per annunciare che «il tribunale ungherese ha posto termine al procedimento a mio carico». Il motivo? «Il mio avvocato mi ha spiegato che si potrebbe riaprire il processo ricominciando da capo». Mentre il procedimento è terminato perché «il Parlamento europeo ha confermato l’immunità. Dopo che c’è stato il voto di conferma, con dei tempi un po’ lunghi, hanno ricevuto questa comunicazione e hanno posto termine al procedimento».

 

 

Un esito abbastanza scontato, vista l’impossibilità di proseguire un processo in uno Stato membro mentre il parlamento europeo ha decretato l’improcedibilità. Eppure, nel suo partito c’è chi festeggia proprio perché il vento in Ungheria è cambiato. Posizione, ad esempio, sostenuta dalla deputata di Avs Elisabetta Piccolotti: «Io non esulto per la vittoria di un uomo di destra (Magyar, ndr): esulto perché ha vinto una forza politica che difende lo Stato di diritto, l’idea di una democrazia liberale e la libertà di stampa». Quindi, la domanda sorge spontanea. Se lo stato di diritto è stato ripristinato, perché non farsi processare? Salis ha una risposta anche per questo interrogativo: «Un cambio di governo non significa immediatamente ripristinare, in Ungheria, le istituzioni democratiche. Oggi come oggi non mi sentirei sicura. Credo ci vogliano degli anni».

 

 

Anzi, già che c’è, Salis invita il tribunale di Budapest a scagionare anche la sua "compagna di battaglia" Maya T. , estradata dalla Germania e condannata il 4 febbraio scorso a otto anni di carcere per aver aggredito un gruppo di militanti di estrema destra. In pratica, le accuse che erano state rivolte in precedenza a Salis per gli stessi fatti avvenuti durante una manifestazione nella capitale ungherese nel 2023. L’eurodeputata di Avs auspica che la «vendetta contro gli antifascisti abbia fine». Intanto, per non farsi mancare nulla, la festa a sinistra prosegue. Da Nicola Fratoianni a Elly Schlein fino a Giuseppe Conte continuano i brindisi per la sconfitta di Orban, con l’ardito salto logico per cui avrebbero perso anche Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Tralasciando però un piccolo particolare: Magyar è di destra e con questo voto il centrosinistra in Ungheria è stato spazzato via.

Dai blog