Leoncavallo, Zangrillo contro Lo Russo e Pd: "E Askatasuna? Miopia politica"
Dopo 133 tentativi andati a vuoto, una lunga trattativa con il comune e decine di operazioni di resistenza, il Leoncavallo, storico centro sociale occupato di Milano, è stato sgomberato. Ha esultato il centrodestra, sempre dalla parte della legalità. Critico e polemico è stato il centrosinistra. Una polemica, quella nata dallo sfratto, che si trascina e che non smette di essere rinfocolata. A battere un colpo e a chiamare in causa il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, è Paolo Zangrillo, ministro per la pubblica amministrazione e segretario di Forza Italia in Piemonte. "Mentre Milano si riappropria dopo trent'anni dello stabile del Leoncavallo, a Torino si continua a tollerare Askatasuna che da anni ha occupato un edificio trasformandolo in fucina di odio, fabbrica di violenza e base di sommosse contro le istituzioni", ha detto con nettezza di parole.
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Un modus operandi che, per Zangrillo, "è un'assurdità che grida vendetta e una miopia politica che un primo cittadino non può permettersi". Il sindaco Lo Russo, a suo avviso, "vuole non solo ignorare, ma anche contraddire in modo palese quelle che sono le leggi dello Stato". Anche i torinesi "sono stanchi di vedere pezzi di città consegnati a chi non ha nessun rispetto delle regole della civile convivenza", ha tuonato, facendo implicitamente riferimento a tutti i casi di criminalità e di violenza che scuotono la tranquillità di turisti e residenti. "Amministrare una città significa pensare al bene dei cittadini onesti e non continuare a chiudere gli occhi davanti alla realtà. Torino ha bisogno di coraggio politico e di sgomberi immediati, non di un sindaco che cerca consenso trincerandosi nell'immobilismo, mentre la città vive quotidianamente problemi concreti di sicurezza", ha chiosato.
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