Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Migranti, accogliere i profughi è un grande business: frutta 3 miliardi l'anno

Esplora:

Edoardo Sirignano
  • a
  • a
  • a

La falsa morale dei compagni. Quei moralisti che oggi gridano allo scandalo e accusano il governo Meloni di buttare i soldi degli italiani in Albania, non dicono una parola sui milioni di euro spesi dalla sinistra al governo per l’accoglienza.

La gestione rossa dei centri - A ricordarli, però, è una minuziosa ricerca dell’Anac, che mette in rilievo quanto speso per la gestione dei tanto discussi centri d’accoglienza, negli anni, in cui a guidare il Paese c’erano i progressisti, oggi criticoni, del Partito Democratico. Si scopre, infatti, che dai 783,70 milioni spesi nel 2014 si è passati a 1,3 miliardi di euro dell’anno successivo e ai 2,473 miliardi del 2016, fino alla cifra record di quasi 3 miliardi del 2017. Pur trattandosi del periodo in cui l’emergenza migratoria era ai massimi livelli, considerando che era appena scoppiata la primavera araba, ciò non basta a giustificare la politica di chi sui famosi “arrivi” avrebbe realizzato il più grande business di tutti i tempi.

I super contratti pubblici dei compagni - Ciò è evidente attraverso un altro importante parametro, troppo spesso sottovalutato, ovvero l’importo medio dei contratti pubblici per la gestione delle residenze destinate ad accogliere chi fugge da guerre e povertà. Si è passato dai 299 milioni di euro del 2012 a quasi 1,3 miliardi di euro nel 2017. Nel quinquennio, in cui a Palazzo Chigi c’erano i democratici sarebbe stato speso un tesoretto da 751 milioni di euro. Ecco perché più di qualche malpensante può ipotizzare che, in quel particolare frangente, quella che doveva essere una criticità, alla fine, si è trasformata in un affare senza precedenti.

 

 

La denuncia di Cottarelli - Tra i grandi economisti a mettere l’accento sulle spese folli di quel periodo di grandi flussi, d’altronde, non ci sono solo sovranisti, ma c’è un big del campo largo come Carlo Cottarelli. L’ex senatore, allora, era a capo dell’osservatorio Cpi (Conti Pubblici italiani) dell’Università Cattolica, ovvero quell’istituto che denunciava, appunto, come il costo dei migranti fosse balzato dagli 840 milioni di euro del 2011 ai 4,4 miliardi del 2017. Una cifra che comprende non solo i costi per le strutture, ma anche quelli relativi al salvataggio in mare, ovvero le risorse destinate alle famose Ong del mare. C’è, poi, un altro studio che smentisce chi, allo stato, dispensa lezioni di buon governo, dimenticando quanto accaduto nel recente passato.

La maxi gestione delle richieste d’asilo - La Corte dei Conti, attraverso una relazione ben dettagliata, calcola come il Viminale nel quinquennio 2013-2018, ovvero quello in cui si sono alternati i vari Letta, Renzi, Gentiloni e Conte, si sia impegnato a gestire quasi la metà (297.646) di tutte le richieste di asilo presentate nei 25 anni precedenti (641.320). Non c’è bisogno, pertanto, di un professore universitario per capire che per chi affrontava una crisi, senza precedenti, probabilmente conveniva che non si facesse nulla per fermare gli arrivi. Si passò, infatti, dalle quasi 42mila persone sbarcate nel 2013 alle quasi 183mila del 2017.

I centri di accoglienza straordinari - Solo dopo la stipula degli accordi tra Italia e Libia, voluti dall’allora ministro degli Interni Marco Minniti ("vero ispiratore" delle politiche adottate dalla maggioranza per alcuni estremisti rossi), il fenomeno venne parzialmente arginato. Nonostante ciò, come viene fuori da uno studio, realizzato da Openpolis, a partire dal 2014, sono aumentati, in maniera esponenziale, i cosiddetti Centri di Accoglienza straordinari (Cas). Nel 2017, ben l’80% di migranti era destinato a tale tipologia di soluzione. Abbandonate, al contrario, tutte le precedenti strategie.

 

 

Un business per la malavita organizzata - Insomma, un giro d’affari che diventa più che attraente per quei mondi grigi, che non rinunciano mai a farsi spazi, laddove esistono opportunità dal punto di vista economico. Basta, d’altronde, leggere le inchieste degli ultimi anni per capire come la malavita organizzata abbia messo più di un semplice occhio rispetto a un "sistema" che rende più di droga e rifiuti. Un caso emblematico è la famosa operazione Jonny della Guardia di Finanza. La Procura di Catanzaro, allora, svelò non poche infiltrazioni criminali nella gestione dei richiedenti asilo. Stiamo parlando, d’altronde, di un tesoretto che, per la ’Ndrangheta, superava i 36 milioni di euro.

Il leiv motiv dei porti aperti - Non sbaglia, pertanto, chi sostiene che la “politica dei porti aperti” non sia fondata su valori elevati, che tengono conto della sempre richiamata solidarietà o dell’attenzione verso il prossimo, ma piuttosto su un sistema redditizio, che legale o meno, arricchiva pochi eletti, che vuoi o non vuoi, erano quasi sempre legati alla stessa parte politica. Così come non dicono baggianate quegli internauti di destra che dicono che il Pd vorrebbe smantellare un modello, che mezza Europa intende copiare, solo perché probabilmente non frutta come le strategie adottate in precedenza, che migliori o peggiori di quelle attuali, certamente fruttavano di più.

 

Dai blog