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Carlo Calenda smonta il campo largo col M5S: "Distanza incolmabile"

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In Abruzzo l’alleanza con i 5 Stelle per le Regionali «va bene perché c’è un bravo candidato presidente e si parla di temi regionali, per il resto la distanza coi 5 stelle è incolmabile. Conte non è un progressista, è un populista ma sta in una coalizione che appoggia un candidato che non è un suo candidato». Così Carlo Calenda a Rainews. «C’è un candidato che ha dimostrato di saper amministrare benissimo una università e ha risanato l’azienda di trasporti. La competenza viene prima di tutto, altrimenti la politica non serve a niente, è il televoto del Festival di Sanremo».

 

 

 

 

La crisi del campo largo viene sottolineata anche da Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera, che punta il dito contro la corsa alle poltrone messa in atto dalla sinistra. «Questa tornata ha una grandissima valenza locale. I nostri territori, la loro amministrazione sono prioritari per il centrodestra. Ma Sardegna prima, Abruzzo ora e Basilicata alla fine di aprile vanno analizzate nel contesto specifico. Il tentativo di questa politicizzazione da parte della sinistra dimostra la sua fragilità. Pur di provare a vincere si sono messi assieme Conte con Renzi, Elly Schlein, Fratoianni e persino Calenda. Questa sinistra non è in grado di portare avanti un’opposizione efficace, come dimostrano i mille distinguo nei voti alla Camera e al Senato. Impensabile siano in grado di governare l’Abruzzo». Così Tommaso Foti, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, in una intervista al nostro quotidiano, che sul campo largo della sinistra aggiunge: «Saranno costretti, obtorto collo, a reggere fino alle Europee. Sia chiaro, questa non è un’operazione politica ma finalizzata solo al raggiungimento del potere. Vi sono, è bene ricordarlo, le nomine nelle società pubbliche. E la sinistra vuole dimostrare di contare qualcosa alle persone che ha piazzato. L’unico cemento sono le poltrone. In Sardegna come in Abruzzo - conclude Foti - i leader nazionali non si presentano ai comizi finali delle campagne elettorali perché non riuscirebbero a mettersi d’accordo nemmeno su chi parla per primo»

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