Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Superbonus e modifica del Mes, Meloni mette a nudo i disastri di Conte

Dario Martini
  • a
  • a
  • a

Domani e venerdì si giocherà un round molto importante della partita che vede al centro il nuovo Patto di Stabilità. Giorgia Meloni volerà a Bruxelles per trattare con gli altri leader europei i criteri di bilancio a cui ogni Stato dovrà sottostare. Per questo motivo il presidente del Consiglio ieri pomeriggio ha illustrato alla Camera dei deputati quali siano gli obiettivi del governo. Andiamo con ordine, partendo dalle comunicazioni iniziali del premier. Al suo fianco, ad ascoltarla, c’è il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, attore principale nella trattativa sul Patto di Stabilità. Meloni parte proprio da qui. «Il governo è impegnato da mesi, in condizioni negoziali non semplici, per perorare un approccio che consenta finalmente di bilanciare l’elemento della solidità dei bilanci nazionali e sostenibilità dei loro debiti pubblici, con l’imprescindibile elemento della crescita e del sostegno agli investimenti». Un successo, ricorda, è già stato ottenuto: «Il rapporto deficit-Pil dovrà tenere conto degli interessi per gli investimenti effettuati sulla transizione energetica e digitale». Meloni spiega anche che «la partita è ancora aperta», ma «tutti riconoscono all’Italia di avere una politica di bilancio seria, perché siamo una Nazione virtuosa». Anche se il superbonus pesa ancora «come un macigno». Dopo aver confermato il pieno sostegno all’Ucraina, gli aiuti umanitari alla Palestina e il contrasto all’antisemitismo, Meloni affronta anche il tema immigrazione. Il premier ricorda alle opposizioni la bontà del memorandum siglato con la Tunisia e l’accordo stipulato con l’Albania. Proprio su quest’ultimo punto, ne approfitta per lanciare una stoccata al Pd e al M5S: «Per alcuni italiani di sinistra aiutare l’Italia è una colpa. Continuino pure a tentare di distruggere, noi continueremo a costruire».

 

 

A questo punto prendono la parole le opposizioni. Riccardo Ricciardi, del M5S, incalza il premier: «Oggi lei ci sta dicendo che l’Ucraina sta vincendo la guerra. Poi, magari, arriverà una telefonata da qualche comico e ci dirà la verità. Gli ucraini non hanno vinto la guerra, ma con questa politica hanno perso la pace». Poi è la volta di Lia Quartapelle del Pd, che invita Meloni «a scegliere tra Zelensky e Orban». Mentre Vincenzo De Luca, capogruppo Dem in commissione Affari europei, sceglie di "attaccare" sul Patto di Stabilità, accusando il premier di non avere l’«autorevolezza» e la «credibilità necessaria» a trattare con gli altri leader europei. Il Pd ha anche depositato una risoluzione con cui invita il governo a ratificare senza indugio il Mes, cosa che Elly Schlein chiede da giorni. Meloni replica a tutti. Parte dal ruolo dell’Italia in Europa. «Ricordo la foto di Mario Draghi sul treno per Kiev con Scholz e Macron: per alcuni la politica estera è stata farsi fare qualche fotografia, anche quando non si portava a casa niente. Io penso che l’Europa sia a 27 Paesi e che si parli con tutti: io riesco a parlare con la Germania, la Francia e pure l’Ungheria, questo è fare bene il mio mestiere». Ma attenzione, non è una critica a Draghi. Lo spiega lo stesso presidente del Consiglio poco dopo: «Non è un attacco a Draghi ma al Pd che, come al solito, pensa che tutto il lavoro che il presidente del Consiglio Draghi ha fatto si riassuma nella fotografia con Francia e Germania. Non è quella foto che determina il lavoro di Draghi. Lui non c’entra niente, anzi ho rispettatola sua fermezza di fronte alle difficoltà che aveva nella sua maggioranza».

 

 

Poi passa al superbonus, «il più grande regalo mai fatto dallo Stato italiano a truffatori e bande di criminali, lasciando invece gli italiani in un mare di guai». Il finale è dedicato al nuovo Mes, quando interroga l’Aula e in particolare Elly Schlein: «Lo sapete chi ha impegnato l’Italia alla modifica del trattato? Lo ha fatto il governo Conte, senza mandato parlamentare e un giorno dopo essersi dimesso, quando era in carica solo per gli affari correnti, dando mandato a un ambasciatore, mandato firmato dall’allora ministro degli Esteri del M5s Luigi Di Maio, senza che ne avesse il potere, senza dirlo agli italiani, e con il favore delle tenebre». Un finale che infiamma l’Aula. Il centrodestra scatta in piedi e applaude, le opposizioni urlano e fischiano. Ora la palla passa al Consiglio europeo.

 

Dai blog