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Rating, Italia promossa a pieni voti. Altro smacco per la sinistra

Dario Martini
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La palma d’oro della battuta più efficace va a Carolina Varchi, parlamentare di Fratelli d’Italia e promotrice del disegno di legge che vieta la maternità surrogata all’estero. Stavolta però la "gestazione per altri" non c’entra nulla. Il campo è un altro: quello dei conti pubblici e la salute dell’economia. Commentando la decisione di Elly Schlein di rifiutare l’invito ad Atreju (la festa di FdI), Varchi ci scherza su: «Dice che non parteciperà per questioni di "mood", ma sono convinta che non lo farà, diciamo così, per questioni di Moody’s». In effetti, a rovinare l’umore della segretaria del Pd ci si è messa sicuramente l’agenzia di New York che ha confermato il rating dell’Italia. Ha giudicato «affidabile» il nostro Paese e ha rivisto al rialzo le prospettive (l’outlook) portandole da «negative» a «stabili». Le opposizioni restano tutte in religioso silenzio. Anche perché questo giudizio non è isolato, ma è condiviso dalle altre maggiori e più influenti agenzie di rating. Il 20 ottobre scorso è stata Standard & Poor a confermare il rating «BBB» con un outlook «stabile». La settimana dopo, il 27 ottobre, è arrivato il giudizio di Dbrs Morningstar, praticamente sovrapponibile al precedente. Il 10 novembre scorso la sentenza di Fitch: «Il rating dell’Italia è sostenuto dalla sua economia ampia, diversificata e ad alto valore aggiunto, dall’appartenenza all’eurozona e dalla solidità delle istituzioni rispetto alla mediana del gruppo dei peer».

 

 

Moody’s, l’ultima agenzia ad esprimersi in ordine di tempo, sottolinea che «le prospettive di breve termine dell’Italia sono sostenute dall’attuazione del Pnrr e dai recenti miglioramenti del settore bancario». Inoltre, «i rischi legati alle forniture energetiche sono diminuiti in parte per il clima buono dello scorso inverno, ma anche per le azioni del governo, per la diversificazione delle forniture e del rafforzamento dell’infrastruttura energetica». Quindi, ricapitolando: banche, Pnrr ed energia. Sono i tre principali ambiti che godono di buona salute a cui i mercati sono particolarmente sensibili. Moody’s invita il governo a proseguire nel risanamento dei conti, aspetto determinante per un paese come l’Italia con un debito pubblico monstre. «Ridurre il deficit sarà essenziale», spiega l’agenzia di rating, dato che «il differenziale tra la crescita nominale e i tassi di interesse tornerà negativo nel 2025 richiedendo all’Italia un surplus primario per stabilizzare il debito». Poi lancia un avvertimento sulla riforma dell’Irpef, da attuare con molta cautela. È sempre lo stesso ragionamento: toccare le tasse in un Paese gravato da un debito pubblico pari a 2.844 miliardi di euro non è facile. Ma il governo ha comunque intenzione di percorrere questa strada. Il primo tassello è già stato presentato con l’accorpamento dei primi due scaglioni, che di fatto porta ad una riduzione dal 25 al 23% dell’aliquota applicabile ai redditi tra 15.000 euro e 28.000 euro.

 

 

Di fronte alla "promozione" di Moody’s, il ministro dell’Economia non può che esprimere soddisfazione. «È una conferma che, seppure tra tante difficoltà, stiamo operando bene per il futuro dell’Italia - dice Giancarlo Giorgetti -. Quindi, alla luce del giudizio espresso da Moody’s e delle altre agenzie di rating, ci auguriamo che le prudenti, responsabili e serie politiche di bilancio del governo, pur nelle legittime critiche di un sistema democratico, siano confermate anche dal Parlamento». In questo quadro, Elly Schlein non rinuncia a contestare le misure messe in campo dal governo, annunciando che mercoledì presenterà la «contromanovra» del Partito democratico. Tra le proposte, oltre a quella sul salario minimo, anche quella di un «congedo paritario di almeno 5 mesi, pagato al 100% e non trasferibile tra genitori», dice la leader del Pd, che aggiunge: «Questa manovra colpisce le donne sulle pensioni ma anche perché taglia la sanità pubblica, anche su quello faremo proposte e ci stiamo lavorando con le altre opposizioni». Eppure, sul fronte del lavoro, l’Istat ha certificato che da un anno a questa parte è stato creato un milione di posti di lavoro in più. «Alla faccia dei gufi l’Italia corre», è il commento di Matteo Salvini a margine della visita ad un gazebo della Lega a Milano. Il vicepremier fa notare che «quest’anno crescerà più della Germania e conto che continui la crescita, il che è un premio agli imprenditori e ai lavoratori italiani. Però anche il governo il suo lo sta facendo. C’è un governo che in un anno, e le agenzie di rating lo stanno dimostra, sta lavorando seriamente. Abbiamo aumentato gli stipendi, smontiamo la Fornero. Poi i problemi ci sono ma se dall’altra parte la risposta sono gli insulti di Landini, i flashmob e la chiamata alle piazza, non mi sembra che facciano il bene del Paese».

Usa una metafora tennistica, invece, il capogruppo di FdI alla Camera Tommaso Foti: «Gioco, partita e incontro: eccola l’ennesima batosta per la sinistra che, tutta schierata, ha tifato inutilmente contro l’Italia pur di non ammettere la concretezza del governo Meloni. Un’affidabilità che, dopo Standard & Poor’S e Fitch, viene riconosciuta anche dall’agenzia di rating Moody’s. Tutti giudizi positivi che si traducono in brutti colpi per Conte, Schlein e compagni».

 

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