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Governo, ora il braccio di ferro con l'Ue su Patto di Stabiltà, Mes e balneari

Pietro De Leo
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Il tavolo europeo per l’Italia è ricco di dossier, in una dinamica molto complicata di confronto. In gioco c’è il posizionamento del nostro Paese nel contesto comunitario, la sua centralità e il suo ruolo. Ma è anche l’Europa a giocarsi qualcosa di importante, ovvero il percorso di integrazione comunitaria, e l’eventuale riscrittura di regole per adeguarsi ad un mondo e ad un’economia profondamente cambiati negli ultimi tre anni. L’Italia, dunque, ha un’agenda molto fitta. È atteso per dopodomani il responso del vaglio della Commissione europea sulla manovra, dove in particolare il focus è acceso sul ricorso al deficit e il percorso di rientro nei parametri da qui al 2026. Poi ci sono le partite già in corso, quelle che da mesi catalizzano l’attenzione. A partire dal patto di Stabilità. Questo è uno dei casi in cui una sintesi sbilanciata sulla normativa di riforma potrebbe segnare l’inadeguatezza della risposta europea rispetto ai cambiamenti congiunturali che derivano anche dalle svolte geopolitiche. E potrebbe allargare il solco anche su quella dicotomia che da sempre costituisce una zavorra politico-culturale ad un’integrazione compiuta, ovvero la differenza tra Paesi del Nord e Paesi del Sud. Tra Paesi frugali e Paesi che, avendo un alto debito, potrebbero soffrire la devastante applicazione di vincoli troppo ferrei. L’Italia si colloca in questo secondo gruppo.

 

 

E la partita in corso prevede il nodo delle traiettorie di rientro sul deficit e sul debito da un lato e, dall’altro, lo scomputo dai calcoli di alcune poste di spesa (chiesto convintamente dal governo di Roma). Entrambi gli aspetti definiscono la lo spazio di manovra per la politica economica futura, e sul dibattito pesa la posizione della Germania che ha finora provato ad imprimere un’ottica più rigorista. La Spagna, che detiene la presidenza Ue di turno, ha presentato una proposta di sintesi, su cui finora si sta trattando. Era previsto, in un primo momento, un consiglio straordinario dell’Economia, messo in calendario per giovedì prossimo, che avrebbe dovuto segnare un passo in avanti decisivo per arrivare ad uno schema normativo. Tuttavia, non si terrà. e ciò vuol dire che la trattativa è ancora ad una fase complessa. Legato al tema del patto di Stabilità è quello della ratifica del Mes, il Meccanismo europeo di stabilità. La calendarizzazione è stata fissata per questa settimana (mercoledì 22). Sul punto, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni aveva confermato le sue perplessità, appena un paio di giorni fa: «Per me non è cambiato niente». Il ministro degli Esteri Antonio Tajani aveva spiegato: «Bisogna fare un discorso complessivo sul Recovery. Non sono contrario a prescindere al Mes. Il regolamento non è scritto tanto bene. Bisogna prima fare il Patto di stabilità e poi si vedrà». Confermando, dunque, la logica fin qui seguita dal governo di una trattativa complessiva su entrambi i dossier.

 

 

La settimana che si è appena conclusa, inoltre, ha visto anche dei punti critici nelle comunicazioni tra Commissione Europea e Italia. Il primo ha riguardato l’assegno unico per i figli che è stato introdotto nel marzo 2022. L’esecutivo Ue ha inviato al nostro Paese la comunicazione con parare motivato che, di fatto, sancisce un avanzamento della procedura di infrazione a carico del nostro Paese. Il parere motivato, infatti, segue la lettera di costituzione in mora già recapitata a Roma nel febbraio scorso, cui l’Italia aveva inviato le proprie controdeduzioni a giugno. Evidentemente, però, le argomentazioni italiane non sono parse sufficienti a Bruxelles. L’esecutivo comunitario imputa al nostro Paese che «la legislazione viola il diritto dell’Ue in quanto non tratta i cittadini in modo equo, il che si qualifica come discriminazione». Ora, l’Italia ha due mesi di tempo per rispondere e mettere in campo le sue iniziative. L’Ue, a quel punto, potrà coinvolgere la Corte di Giustizia Ue.

 

Il deferimento è già avvenuto nel caso dei pagamenti della P.A. Quello delle tempistiche è un tema purtroppo annoso per l’economia del nostro Paese. Ebbene, la Commissione imputa all’Italia di non aver applicato correttamente le norme della direttiva del 2011 che sanciscono il dovere di saldare le fatture entro 30 giorni, 60 per quanto riguarda gli ospedali pubblici. Infine c’è un ultimo tema, che costituisce un ambito di confronto che si protrae da anni: le concessioni balneari. Con un parere motivato, la Ue contesto all’Italia l’esito del tavolo tecnico, il quale ha calcolato che la percentuale di aree occupate rappresenterebbe il 33% di tutte le disponibili (dunque dimostrando l’inesistenza del requisito di «risorsa scarsa» alla base dell’applicazione della direttiva Bolkestein). Su questo punto, da parte del governo c’è l’intenzione di proseguire con il percorso di interlocuzione con l’Ue. Un filo del dialogo che viene confermato anche da parte europea. Il parere motivato, ha detto la portavoce della Commissione Ue per il mercato interno, Bernsel, «non pregiudica il proseguimento delle trattative che abbiamo con le autorità italiane».

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