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Migranti, la sinistra non li vuole: levata di scudi contro il cpr in Toscana

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L’idea del governo, di istituire in ogni regione dei centri di permanenza per i rimpatri, non piace ai governatori da nord a sud. O almeno, non a tutti. La proposta decisa nel corso dell’ultimo Consiglio dei ministri, che ha fatto seguito ad una delle settimane più difficili degli ultimi anni sul fronte degli sbarchi, con oltre 7mila persone arrivate a Lampedusa, prevede anche che gli irregolari sul territorio italiano, non richiedenti asilo, possano essere trattenuti nei cpr fino a 18 mesi. A sostenere la linea del governo è il presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, che spiega: «Il cpr funziona molto bene perché garantisce i rimpatri e soprattutto perché garantisce la sicurezza dei cittadini dove è insediato l’impianto. È un impianto controllato, dove chi è all’interno non può uscire e quindi non è impattante per il territorio. E devo dire che nei Cpr non ci sono persone che hanno perso il lavoro o hanno perso il permesso di soggiorno, ci sono tutte persone con precedenti penali». Il presidente della Conferenza delle Regioni definisce «ideologica» l’impostazione contro i cpr e si dice «contrario all’accoglienza diffusa, che è stato un fallimento».

 

 

A non volere sentire parlare di cpr è il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, del Partito democratico, che annuncia le barricate contro la proposta. «Per quello che mi riguarda non darò l’ok - ha detto l’esponente della sinistra -, non esprimerò mai la condivisione a nessun cpr in Toscana. Cosa c’entra il cpr con la risposta ai flussi emergenziali così forti che arrivano oggi - incalza Giani -? Se arrivano questi immigrati col tormento, le sofferenze, le violenze che hanno subìto, la risposta a livello mediatico è ’faccio i cpr, cioè faccio i luoghi che li buttano fuori?’».

 

 

Più timido il no, ma sempre di no si tratta, del Molise alla proposta del governo centrale. «Da quello che mi risulta - ha detto il governatore molisano Francesco Roberti -, non abbiamo una struttura idonea da adibire a cpr anche perché è indispensabile, da quanto ho capito la recinzione, quindi non si può usare il primo albergo dismesso. Per come la vedo io questa storia della recinzione non mi entusiasma soprattutto in una prospettiva di accogliere famiglie con bambini, che magari possono venire a vivere in pianta stabile nel nostro territorio, coinvolto da un fortissimo spopolamento». Ad avere già avviato invece un dialogo con lo Stato per individuare il luogo più congeniale ad ospitare un cpr è l’alto Alto Adige. «Sono stato tra i primi favorevoli ad avere delle strutture sul territorio - ha spiegato a LaPresse Arno Kompatscher, presidente della Provincia Autonoma di Bolzano -. Bisogna uscire dalla logica dello scaricabarile. Stiamo già lavorando con il ministero per individuare un posto dove istituire un cpr che sia naturalmente proporzionato alle dimensioni della nostra provincia - ha proseguito -, e ho avuto la rassicurazione che servirà solo per le esigenze che servono per l’Alto Adige, tenendo conto che siamo una terra di confine e questo riduce il numero delle persone assegnate al nostro territorio». Ad attendere da Roma maggiori chiarimenti in tema di cpr sono infine governatori di Veneto ed Emilia Romagna. «Non siamo mai stati contattati da nessuno per un nuovo cpr né nessuno me ne ha mai parlato - ha detto il veneto Luca Zaia -. Guardiamo con molta preoccupazione ai numeri». «Ci chiami qualcuno a Roma e ci spieghi cosa vogliano fare, perché in questa indeterminatezza, ed è qui che c’è improvvisazione, non c’era un piano preparato organico - ha detto Stefano Bonaccini -. Il rischio che vediamo sono le tende nelle città, che vorrebbe dire il fallimento di una politica di accoglienza».

 

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