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Migranti, Meloni scopre il bluff dell'Ue: priorità dimenticate

Edoardo Romagnoli
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Un lavoro lungo di mediazione quello del presidente del Consiglio Giorgia Meloni a Bruxelles sia sulla redistribuzione dei migranti fra i Paesi dell’Ue sia sulla questione degli aiuti ai Paesi di partenza. Peccato che poi è arrivato il no di Viktor Orban e di Mateusz Morawiecki, presidenti di Ungheria e Polonia, che ha fatto saltare l’accordo. I due presidenti non vogliono la norma che prevede la ricollocazione obbligatoria o una compensazione economica a carico dei Paesi che si oppongono. Un accordo che l’Italia aveva già votato nel corso del vertice dei ministri degli Interni di venti giorni fa. Un colpo inaspettato proprio dai due Paesi con cui Meloni ha da sempre buoni rapporti. E proprio in virtù delle ottime relazioni il presidente del Consiglio italiano ha provato una mediazione in extremis, ma il tentativo non è andato a buon fine. «Ho tentato un accordo ma non c’è accordo. L’unica opzione è quella indicata adottare le conclusioni della presidenza» del Consiglio europeo e non le conclusioni del Consiglio europeo che impegna tutti e 27 i Paesi ha dichiarato Meloni. Poi però ha anche aggiunto: «Non sono mai delusa da chi difende i propri interessi nazionali. La scelta di Polonia e Ungheria non riguarda quella che è la mia priorità in tema di immigrazione, cioè la dimensione esterna, riguarda la dimensione interna, cioè il Patto di immigrazione e asilo. La loro posizione è diversa dalla nostra perché tutti difendiamo i nostri interessi nazionali ma anche geograficamente abbiamo delle necessità diverse». Poi Meloni lancia una stoccata all’Unione europea nel suo complesso: «La Ue nasceva per mettere in correlazione la strategia sulle materie prime e sull’approvvigionamento energetico. Oggi quello su cui ci troviamo più esposti sono materie prime e approvvigionamento energetico però sappiamo come cucinare gli insetti. Direi che bisogna tornare alle priorità che sono di un grande attore politico globale».

 

 

Se Meloni prova una mediazione Salvini sceglie una strada meno accomodante: «Aspetto che l’Europa passi dalle parole ai fatti perché ne stanno sbarcando a migliaia. Io so che Meloni e Tajani stanno chiedendo il massimo. Io non se se la colpa sta a Parigi, a Bruxelles o a Varsavia, Budapest o Berlino ma continuano a sbarcare in Italia e i problemi ce li hanno i sindaci italiani. A me delle chiacchiere interessa meno che zero: visto che noi paghiamo le spese condominiali al condominio Europa, ma i problemi ce li abbiamo solo in Italia, io chiedo che facciano qualcosa. Nelle ultime ore sono sbarcate 2 o 3000 persone. Non è possibile immaginare un’estate così: intanto che si mettono d’accordo ogni Paese europeo prenda una parte delle migliaia di immigrati che stanno sbarcando in Italia. Chi vuole farlo può già farlo oggi, anche se i polacchi non sono d’accordo».

 

 

Orban e Moraviewcki chiedono una modifica al regolamento già approvato prevedendo il principio dell’unanimità che stabilisce l’accordo da parte di tutti gli Stati membri dell’Unione europea, costituendo una delle regole di voto vigenti nel Consiglio. Una richiesta che il Consiglio non ha accolto; il voto quindi rimarrà a maggioranza qualificata. Unica nota positiva: l’apertura su il cosiddetto Piano Mattei ossia l’aiuto economico ai Paesi di partenza per bloccare i migranti. «La dimensione esterna, su cui stiamo lavorando noi dalla Tunisia in poi, coinvolge tutti i Paesi. Su questo c’è un consenso unanime» ha dichiarato il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un punto stampa al termine del vertice Ue. «Io credo che su questo bisogna continuare a lavorare perché tutti capiscono che è l’unico modo di cercare una soluzione che valga per tutti», ha aggiunto. Per questo è previsto per mercoledì un incontro a Varsavia con Morawiecki.

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