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Sinistra divisa e nel Pd allo sbando ora spunta il “caso Roma”

Claudio Querques
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Per una volta si erano messi tutti d’accordo. Cacicchi, capi bastone, signori delle tessere. La tregua delle correnti, la pacificazione. Le primarie indette nel Lazio per il prossimo 18 giugno poco meno di una formalità, il giorno in cui ufficializzare l’elezione di Daniele Leonardi al posto del compianto Bruno Astorre alla segreteria regionale dem. Massima convergenza dunque tra maggioranza e minoranza, un caso più unico che raro in casa dem. Scelta condivisa sia da sostenitori della Schlein, come Nicola Zingaretti, Marco Miccoli, e Marta Bonafoni, che da Mario Ciarla e Claudio Mancini, bonacciniano, braccio destro e consigliori del sindaco Gualtieri. La pax romana però è durata poco. Poteva del resto andare tutto liscio, un percorso netto senza intoppi? No. Non poteva. Non quando si parla di Partito democratico, vista l’innata, conclamata e monumentale vocazione al dividersi e a farsi del male. A seminare il caos ci ha pensato di nuovo Mariano Angelucci, il consigliere comunale che avrebbe dovuto fare da sparring-partner, immolandosi contro Leodori. «Chiedo un aiuto alla segreteria nazionale del partito per garantire il corretto svolgimento delle primarie», aveva lanciato qualche giorno fa un appello al vertice del Nazareno Angelucci, presidente della Commissione Turismo capitolina, ed ex consigliere del VI Municipio. Ma soprattutto uomo vicino a Base Riformista, ovvero a quella corrente moderata che fa capo a Lorenzo Guerini, Alessandro Alfieri e Domenico Delrio.

 

 

Nelle sezioni del Lazio sono ancora in corso i congressi regionali. È stata chiesta una modifica dello statuto. Secondo alcuni Angelucci non avrebbe voluto il voto degli iscritti essendoci solo due candidati. Tutto risolto? Macché...«L’organizzazione è nel caos - spara a zero Angelucci - riceviamo da decine di elettori e iscritti tutti i giorni la richiesta di conoscere le modalità di voto ma non sappiamo che dire». A seguire l’elenco delle anomalie: a distanza di 8 giorni dalle Primarie non si conosce l’elenco dei seggi; non c’è il fac-simile della scheda elettorale; sui siti internet e sui profili social non c’è alcuna informazione sul congresso, sulla data, sui candidati e sui programmi. «L’ultimo post è datato 12 maggio: è vergognoso», protesta Angelucci. Il quale qualche giorno fa aveva minacciato di ritirare la candidatura (salvo poi ripensarci). «Abbiamo perso le elezioni nazionali, regionali, tutti i capoluoghi - aveva motivato la sua decisione – e tutte le maggiori città tranne Roma. Nonostante questo, senza alcuna presa di responsabilità nei confronti della nostra comunità, senza confronto e nessuna discussione, non c’è stata alcuna disponibilità a fare un passo di lato». Riferimento a Leodori, vice di Zingaretti alla Pisana.

 

 

Alla vigilia della Direzione nazionale che si terrà domani ecco dunque il «caso-Roma». Il Pd allo sbando. «Capisco che dopo aver perso ogni elezione negli ultimi 2 anni e dopo essere stati chiusi 10 anni nei palazzi – conclude senza ormai alcun freno inibitorio Angelucci – ci sia difficoltà a stare in mezzo alle persone ma addirittura nascondere così un congresso mi sembra esagerato».

 

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