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Meloni al Forum di Vespa: referendum su riforme e no a Mes. Poi la stoccata a Schlein

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Dalle riforme al Pnrr, dal Mes al Patto di stabilità, passando per i dossier Tunisia e Ucraina, fino alla piaga della violenza sulle donne. È una Giorgia Meloni a tutto campo quella che interviene alla rassegna 'Forum in Masseria'. Intervistata da Bruno Vespa, la presidente del Consiglio parte rivelando di aver chiamato la madre di Giulia Tramontano, di essere "scioccata per questa ragazza e per la storia di questo bambino di sette mesi che era nel suo grembo". La premier rimarca che "sono due le vite che sono state tranciate" e auspica quindi "che la magistratura su questo dia segnali molto chiari". Inoltre, sempre parlando della violenza sulle donne, riconosce che si tratta di una "questione culturale", perciò vorrebbe portare "le vittime che ci sono ancora o i parenti delle vittime che non ci sono più a raccontare la loro vicenda nelle scuole".

 

Nel corso dell'intervista, poi, Meloni assicura che l'Italia porterà a casa la terza tranche del Pnrr e che "entro il 31 agosto" saranno rivisti alcuni obiettivi del Piano per inserire il capitolo del RePowerEu. Nessun passo in avanti, invece, sulla ratifica alla riforma del trattato del Mes, tema che per Meloni "sarebbe stupido aprire adesso", quando cioè non si conosce ancora "cosa prevedono le nuove norme sul Patto di stabilità e crescita, sulle quali non sono convinta della proposta della Commissione europea". "Se anche l'Italia ratificasse la riforma - aggiunge -, siamo consapevoli che il Mes non verrebbe richiesto da nessuno? Ma non dall'Italia, perché almeno finché ci sto io al governo non c'è possibilità, ma neanche dagli altri perché il Mes è uno stigma. È uno strumento che rischia di bloccare risorse che potrebbero essere utilizzate". E a proposito di risorse, la presidente del Consiglio ribadisce di puntare ad abbassare le tasse visto che in Italia "c'è un problema di salari". "Lavoro per confermare il taglio del cuneo fiscale. Renderlo strutturale? È il nostro obiettivo. Chiaramente questo dipende dalle entrate che lo Stato ha".

 

Affrontando il tema delle riforme, Meloni ricorda quindi a chi si oppone all'autonomia differenziata che "non ci sono Regioni che vengono discriminate e altre che vengono rafforzate". Alla base, rimarca, c'è "un principio che responsabilizza i governatori e la classe politica", e "non mi stupisce che quelli che la contestano di più siano anche quelli che non sono riusciti a spendere i fondi europei". Per quanto riguarda invece la riforma costituzionale, Meloni, che nei giorni scorsi ha dato mandato di elaborare una proposta che preveda il premierato, manda un messaggio all'opposizione: "Se l'approccio dovesse essere di dire no a tutto, chiederemo agli italiani al referendum di dirci che cosa pensano". E alla segretaria dem Elly Schlein, che ritiene che il governo stia impostando uno Stato autoritario, Meloni replica: "La voglio tranquillizzare: il centrodestra da sempre difende la libertà di cittadini, famiglie e imprese. Gli italiani giudicheranno le nostre misure, e anche il pulpito sul tema dell'autoritarismo che arriva da quelli che difendono chi impedisce a un ministro di presentare un libro". Una stilettata che arriva fino al Nazareno, innescando la contro-replica di Schlein: "Meloni si preoccupi del Paese, prima che ci porti a sbattere".

 

 

I titoli di coda sono per il caso Tunisia, con la premier che domenica volerà nuovamente dal presidente Kais Saied - stavolta con la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, e il primo ministro olandese, Mark Rutte - per cercare una soluzione che sblocchi il prestito al paese del Fmi. "Io ci sto lavorando quasi quotidianamente - ricorda -. Insieme a quella missione si dovrebbe anche concretizzare un primo pacchetto di aiuti della Commissione che è propedeutico a favorire l'accordo. Sul quale io continuo a chiedere sia al governo tunisino sia al Fmi un approccio pragmatico e non ideologico. E mi pare che su questo si stiano facendo importanti passi in avanti". Infine, sull'Ucraina Meloni conferma il sostegno a Kiev "fino alla fine" da parte di un'Italia "credibile e seria". Anche perché, è l'ultima stoccata, "una nazione affidabile, nella quale i politici non cambiano idea in base al fatto che stanno al governo o stanno all'opposizione, che è quello che sto vedendo da parte di molti, è una nazione che può farsi sentire quando ha bisogno di essere sostenuta".

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