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Governo, il primo decreto è legge: stop ai rave party illegali ed ergastolo ostativo

Dario Martini
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Il dl Rave, primo decreto del governo Meloni, è legge. L'aula della Camera lo ha convertito in legge. Le opposizioni, specificatamente Pd e M5S, hanno tentato fino all'ultimo di farlo saltare con un ostruzionismo portato al limite. L'obiettivo di Letta e Conte era allungare il dibattito parlamentare a dismisura, dal momento che il provvedimento andava approvato entro la giornata di ieri, penala decadenza. Il decreto in realtà non si occupa solo di regolare i rave party. Contiene anche le norme sull'ergastolo ostativo e sul Covid, dal reintegro dei medici no vax all'eliminazione dell'obbligo del tampone per uscire dall'isolamento. La giornata a Montecitorio è stata particolarmente travagliata. Alle 8 del mattino si erano iscritti a parlare 134 deputati, quasi tutti di Pd, 5 Stelle e Verdi-Sinistra. Ognuno di loro aveva dieci minuti di tempo a disposizione. Quindi, oltre 22 ore. Il tempo necessario a far saltare la conversione del decreto. A complicare le cose si sono messi 38 onorevoli di maggioranza che a loro volta hanno chiesto d'intervenire. L'opposizione, non soddisfatta, ha chiesto pure una pausa dei lavori, respinta dal presidente della Camera Lorenzo Fontana. A questo punto, la conferenza dei capigruppo ha preso atto che il tempo a disposizione non era sufficiente. Così il presidente Fontana ha deciso di tagliare i tempi, ricorrendo alla ghigliottina, o tagliola che dir si voglia.

 

 

Quando ha preso la parola le speranze delle opposizioni si sono sgretolate: «La presidenza, considerato che tutte le fasi di esame del provvedimento si sono svolte e considerato che, nell'ambito delle dichiarazioni di voto finale, tutti i gruppi hanno potuto esprimere le loro posizioni, si trova costretta nell'esercizio delle responsabilità che l'ordinamento le affida, aporre direttamente in votazione il decreto per assicurare che la deliberazione dell'assemblea avvenga nei termini costituzionali». Tradotto: avete avuto tutto il tempo che volevate per dibattere, adesso si vota. E il verdetto dell'aula è stato chiaro: 183 sì, 116 no e un astenuto (poche ore dopo Mattarella ha firmato e promulgato la legge di conversione). Allora i deputati dem hanno iniziato a sventolare la Costituzione in segno di protesta, mentre i colleghi grillini mostravano cartelli con la scritta «Vergogna». Per Giuseppe Conte «è stato mortificato il ruolo dell'opposizione». Nicola Zingaretti non ha gradito le misure sul Covid: «Il governo elimina l'obbligo vaccinale per il personale che in quegli ospedali ci lavora. Un favore ai no vax».

 

 

Anche in Forza Italia non sono mancati "mal di pancia". Tredici deputati azzurri su 44 non hanno partecipato al voto. Per il capogruppo Cattaneo «erano tutti giustificati». Lo stesso presidente degli onorevoli forzisti ha puntualizzato: «Abbiamo detto chiaramente che la norma sul reintegro dei medici no vax poteva essere evitata». Esulta invece FdI con il capogruppo Tommaso Foti: «Il centrodestra ha scelto di rendere punibili coloro i quali spacciano droga nei rave party e di prevedere restrizioni certe per i mafiosi». Mentre Jacopo Morrone della Lega nel suo intervento in aula ha sottolineato come con le norme su «rave party ed ergastolo ostativo sia stata imboccata la strada giusta» Il provvedimento introduce nel codice penale, all'art. 633 bis, il reato di rave party illegale, più correttamente «l'invasione di terreni o edifici con pericolo per la salute pubblica o l'incolumità pubblica», in base al quale è punito, con la pena della reclusione da tre a sei anni e con la multa da 1.000 a 10.000 euro, «chiunque organizzi o promuova l'invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di realizzare un raduno musicale o avente altro scopo di intrattenimento». Inoltre, il decreto interviene su alcuni reati particolarmente gravi e ritenuti tali da precludere l'accesso ai benefici in assenza di collaborazione con la giustizia (i cosiddetti reati ostativi). Viene anche reso più gravoso il regime di accesso alla liberazione condizionale. Mentre ai benefici penitenziari possono essere ammessi i condannati per reati contro la pubblica amministrazione, anche se non hanno collaborato con la giustizia.

 

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