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Un caffè per (non) risolvere i guai a destra: nessuno molla di un centimetro

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Arnaldo Magro
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Ore 9.30, di un normalissimo martedì di aprile. Appoggiati al bancone di un bar, famoso per l'insegna gialla e la tostatura pregiata del suo caffè, li si nota per quelle voci inconfondibili. «Non ho monete, c'è forse un caffè sospeso per me?». Si ride. L'umore sembra ottimo. Due senatori della Repubblica discutono convulsamente del futuro del centrodestra. O di ciò che ne resterà, con ogni probabilità. Sembra si conoscano da tempo, il passato deve averli visti accomunati. «Non si può pensare di imporci le cose. Il centrodestra l'abbiamo creato noi. I diktat non fanno mai bene, lo sai». L'altro, sorseggia il caffè (quello sospeso) e quasi per gioco, lo provoca: «Quando però il partito di cui parli era basso nei sondaggi, e le cose le imponevate voi, non ricordo ti lamentassi tanto. Le cose sono cambiate, vecchio mio». «Cosa c'entra, erano altri tempi quelli». Non solo i tempi ma anche i valori in campo, sembrano oggi cambiati.

 

 

«Ricordi Berlusconi a capo della coalizione? Come atto nobile, ha lasciato pure alla Lega la Presidenza di Regione Lombardia». «Lo ricordo, Berlusconi allora era Presidente del Consiglio, mi stai dicendo forse, che non vi saranno discussioni sulla leadership del centrodestra? Chi arriva primo farà il leader?». «Pure di quello, ci sarà tempo per discutere». L'impressione e non solo in quel bar, è che di fondo, non si vogliano capire. Che nessuno intenda mollare manco di un centimetro. Per il centrodestra o per una parte di esso, il rischio di non voler andare oltre, è davvero concreto. Con conseguenze nefaste per l'elettorato in primis. Che ultimamente ha visto trionfare, il solo centrosinistra. «Se il presente continua a guardare al passato, perderà il futuro» diceva Sir Winston Churchill. I tempi sembrano oramai maturi per valutare e chiarire, cosa farne davvero del centrodestra. Se proseguire insieme o se dividere le proprie strade. Se non altro, per non lasciare il futuro dell'elettore in sospeso, manco fosse un buon caffè, di quel famoso bar dall'insegna gialla.

 

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