Approfitta subito della promozioneSconto del 30% sugli abbonamenti digitali annuale e biennale
Sconto del 30% sugli abbonamenti digitali annuale e biennale
regole ue

Parte la revisione del Patto di stabilità. Ma non è chiara la posizione del governo Draghi

È avviata la discussione anche nei meeting di questi giorni, Eurogruppo ed Ecofin, sul Patto di stabilità e crescita e sulle modifiche da apportare, in previsione della fine del periodo della sua sospensione. Si comincia a delineare la posizione dei «rigoristi» contrari a una vera e propria riforma, ma con pareri contrastanti sul tema della flessibilità delle regole. Ancora non si conosce la posizione del Governo italiano che, stando alle critiche di suoi membri e dello stesso Premier, dovrebbe comunque essere orientata a una generale riforma. I «rigoristi», invece, potrebbero accettare modifiche di alcune condizioni e, forse, una calibrata e circoscritta introduzione di flessibilità, ma non una reimpostazione del Patto, stando a ciò che finora alcuni di essi hanno dichiarato. Il fatto è che non si vuole apertamente prendere atto che i parametri previsti, il 3 per cento del rapporto deficit-Pil e il 60% del rapporto debito-Pil, pur con tutte le attenuazioni introdotte, non hanno senso oggi. Anziché mantenere questa architettura «fuori corso» e aumentare la flessibilità - dando così implicitamente per condivisa la non attualità dei parametri - sarebbe preferibile, se non doveroso, imboccare la via maestra della revisione dell’Accordo e se proprio deve rimanere il ruolo dei parametri, adottarne altri ben più ragionevoli e proporzionati, nonché realistici, cosa che non significa volere avere una sorta di «re travicello», per cui tutti fanno i propri comodi.

Sul superbonus guerra in Senato: battaglia per non avere limiti

Del resto, se si pensa all’introduzione di specifiche forme di messa in comune dei debiti, non in maniera generalizzata, bensì secondo le specifiche proposte avanzate da diverse Autorità, fra le quali anche il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, allora, è su quella linea che bisognerebbe agire per impostare un nuovo Patto. Poi bisognerebbe aver presente che il Trattato di Maastricht, che rimane il punto di riferimento, era imperniato su alcune regole europee, ma anche sulla piena libertà della politica economica all’interno dei singoli Paesi membri. E, dunque, andrebbe finalmente valorizzato il principio di sussidiarietà. Dopo avere continuamente affermato, nei mesi scorsi, che parlare del debito era intempestivo e avere costantemente richiamato la distinzione tra «debito buono» e «debito cattivo», il premier e il governo dovrebbero ora trarne le conseguenze in tema di modifica del Patto, se le formule adottate e il rinvio degli approfondimenti perché era ancora il tempo del «dare» da parte dello Stato, non del «ricevere», avevano un serio fondamento e non erano una sorta di «palcebo», come qui non si pensa. Dunque, se così é, allora della riforma in questione bisognerebbe parlare apertamente e sviluppare una necessaria iniziativa diplomatica in vista delle più impegnative riunioni europee sul tema.

Sveglia, Gualtieri! È ora di finire il giro da turista: Roma allagata e piena di rifiuti

Occorre coerenza. Quella stessa che oggi lascia a desiderare perché ancora la proposta di legge di bilancio, approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre con un incensamento di auto-applausi, non è ancora arrivata in Parlamento. In altri casi immagino la bufera di critiche che si sarebbe scatenata di fronte a un caso che si può spiegare come di un surrettizio «salvo intese» sul testo della manovra. Insomma, un «salvo intese» che non si è avuto neppure il coraggio di annunciare. Tornando al Patto di stabilità da riformare, va aggiunto che a tal fine non può essere neppure dimenticata la «golden rule», la sottrazione degli investimenti pubblici, tutti, dal vincolo del pareggio di bilancio. In ogni caso, riforme interne e riforme a livello comunitario sono strettamente legate. Se non si da prova di una efficace azione riformatrice all’interno, non sarà facile vedere accolte le proposte dell’esecutivo sul Patto di stabilità, ammesso che le abbia messe a punto. Ciò che sta accadendo per la manovra non è affatto un bel viatico. Speriamo, comunque, che su questa materia tutta sia fatta chiarezza completa. Trasparenza e «accountability» sono condizioni irrinunciabili, a maggior ragione se a doverle assicurare è il governo dei migliori, i quali, prima degli altri, se migliori sono effettivamente, dovrebbero capirlo.

Per Mario Draghi cominciano i fischi e la perdita di consensi. La ola c’è soltanto nel Palazzo

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.