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vecchie frizioni

Incompetente e antidemocratico. Un Gualtieri al curaro su Draghi

Chissà se quando a febbraio ha dovuto decidere chi tenere e chi no del governo che lo aveva preceduto, a Mario Draghi è venuto in mente quel commento acido e battagliero di qualche anno fa. Quel che è certo è che non correva gran buon sangue fra l'attuale premier e il ministro dell'Economia che lo ha preceduto, Roberto Gualtieri, attuale candidato sindaco del centrosinistra a Roma.

La frizione venne a galla nel 2011, all'epoca della famosa lettera al governo di Silvio Berlusconi a doppia firma del governatore della Bce, Claude Trichet e di Draghi che stava per succedergli nell'incarico. Gualtieri naturalmente gongolava da avversario politico per lo schiaffone rimediato da Berlusconi, che in effetti da lì a poco avrebbe dovuto gettare la spugna e consegnare il governo nelle mani di Mario Monti. Ma non fu tenero con Draghi per i contenuti di quella missiva: “è una lettera”, commentò, “ in effetti abbastanza irrituale anche nelle sue firme. Non ha diciamo una formato istituzionale e anche per questo era stata tenuta riservata. Ma non è questo il punto: é la prova la governance europea ha bisogno di essere democratica perché una governance affidata diciamo così alla moneta a chi governa la moneta non può che essere unilaterale nel tipo di soluzioni che propone”.

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Era quasi un'accusa di anti-democraticità alle ricette di Draghi e della Bce, considerate ottuse e perfino dannose per l'Italia in particolare per le strette invocate sul mercato del lavoro e la richiesta di sforbiciare il corpaccione dei dipendenti pubblici. Gualtieri non le mandò a dire nei confronti di Draghi: “La politica monetaria non può che essere una risposta poco espansiva, poco attenta allo sviluppo, poco attenta all'occupazione, poco quindi capace di risolvere i veri problemi del Paese”. E sfoderò anche vero e proprio curaro, dando in sostanza dell'incompetente al futuro banchiere centrale europeo: “Credo che le risposte, il tipo di linea che emerge dalla lettera sia una linea inadeguata. Affidare tutto alla logica del mercato non credo sia una risposta adeguata anche all'esigenza di avere un sistema Paese che funziona. Ora se non ci sono gli investimenti e vige solo l'austerità si rischia un circolo vizioso di recessione che non fa altro che aumentare il debito e il deficit nonostante i tagli...”

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