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L'alleanza per alzare lo stipendio ai sindaci: compensi più alti e addio tagli alla Casta

Fosca Bincher
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Per la prima volta dopo molti anni approdano in Parlamento - e pure in modo bipartisan - proposte di legge non per tagliare, ma per aumentare i costi della politica. Ne sono arrivate insieme due da discutere in Senato per aumentare lo stipendio oggi percepito dai sindaci italiani. Una di Fratelli di Italia a firma di Ignazio La Russa e una del Pd con primo firmatario Luigi Zanda e fra gli altri Franco Mirabelli, Bruno Astorre e Dario Parrini. Tutti e due i testi sono freschi freschi e risentono probabilmente delle difficoltà su entrambi i fronti - centrodestra e centrosinistra - nel trovare candidati sindaci di prestigio disposti anche a fare per anni un importante sacrificio economico rispetto al tenore della loro vita civile.

 

 

L’idea di La Russa è la più semplice: equiparare l'indennità di funzione dei sindaci delle città metropolitane all’indennità lorda dei deputati e dei senatori. Oggi significa passare dagli attuali stipendi lordi mensili - che per quella funzione oscillano a seconda della grandezza delle città metropolitane fra poco meno di 6 e un massimo di 7.800 euro - agli oltre 10 mila euro lordi mensili ricevuti dai parlamentari. La Russa prevede un aumento anche per tutti gli altri sindaci italiani, uguale per tutti: un incremento del 20% rispetto agli stipendi attuali che vanno da un minimo di 1.290 lordi mensili appunto a un massimo di 5-6 mila euro lordi escluse le città metropolitane. Secondo l’esponente di punta di Fratelli di Italia il costo dell’aumento sarebbe contenuto: 10 milioni di euro all’anno, per cui la proposta di legge prevede idonea copertura finanziaria. Identico l'obiettivo, ma diversa la strada seguita dal Pd per fare lievitare le buste paga dei primi cittadini. Per i sindaci delle città metropolitane l'equiparazione non sarebbe ai parlamentari, ma alla busta paga dei Governatori delle Regioni, considerata nel suo valore massimo previsto di 13.800 euro sempre lordi al mese. La maggior parte degli stipendi erogati ai presidenti di Regione oggi coincide o comunque si avvicina di più al tetto massimo previsto dalla legge.

 

 

Il Pd prevede a differenza di La Russa analogo aumento proporzionale per vicesindaci e assessori delle giunte municipali, e un aumento più consistente per la busta paga di tutti i primi cittadini di Italia. Per quelli dei comuni capoluogo di Regione lo stipendio lordo mensile salirebbe a 12.420 euro. Per quelli sindaci di città non capoluogo ma con popolazione superiore ai 500 mila abitanti il lordo mensile sarebbe di 11.040 euro lordi. Per i sindaci di città fra 250.001 e 500 mila abitanti la busta paga sarebbe di 9.660 euro lordi mensili. Che diventano 8.280 lordi mensili se si guidano città fra 100.001 e 250 mila abitanti. E di lì ancora scendendo: 6.900 euro mensili lordi in città fra 50.001 e centomila abitanti, 5.520 euro lordi al mese in città fra 30.001 e 50 mila abitanti, 4.830 euro lordi mensili fra 10.001 e 30 mila abitanti. E ancora: 4.140 euro lordi fra 5 e 10 mila abitanti; e infine un livello identico di 3.450 euro lordi in città fino a 5 mila abitanti. L’operazione immaginata dal Pd è molto più costosa di quella di Fratelli di Italia ma ovviamente fa felici molti più amministratori. E la copertura infatti è decisamente superiore all’altra: 200 milioni di euro l’anno, che verrebbero prelevati dal più classico dei fondi omnibus: quello per le spese annuali impreviste che di solito esaurisce in poche settimane la propria dotazione. Probabilmente bisognerà cercarne un’altra. Ma se sull’obiettivo parte importante della maggioranza e opposizione convergono, la possibilità di portare in porto l’aumento di stipendio è alta. E diventerebbe un vero giro di boa nella storia parlamentare di questi anni, staccando da quel grillismo diffuso che aveva contagiato (anche per paura) molti partiti politici mai stati nella loro storia anti-casta.

 

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