Michele Boccardi derubato del seggio in Senato, lo scandalo che alza il velo sull'ipocrisia dei maniaci delle regole
Da giorni giornali e tv hanno in primo piano il tormentone che rischia di spaccare il Movimento 5 stelle, grazie allo scontro violento fra il fondatore, Beppe Grillo e l'aspirante leader, Giuseppe Conte. Se dovessimo raccontare ad amici che abitano all'estero lontano e non seguono la meravigliosa politica italiana il motivo di questo scontro epocale, scoppierebbero a ridere prendendoci per matti. Già, perché i due non litigano su temi importanti come chi e come vaccinare, o le libertà individuali dei cittadini, o il peso delle tasse, o le ricette economiche per strappare dalla povertà l'Italia, o sulla gestione dell'immigrazione, o sulla bioetica, sulla sovranità o meno del proprio Stato, sulla giustizia, o su uno qualsiasi dei grandi temi che dividono la politica in tutto il mondo.
Lotito quasi onorevole: ha vinto il seggio ma il Senato non glielo dà
No, Conte e Grillo si sono presi a schiaffoni in pubblico sul comma uno o su quello 7 di uno statuto di partito che per altro nessuno conosce. Una cosa da Tso immediato per entrambi in tempi così difficili. Certo questa passione viscerale per il nulla può essere spacciata dai contendenti come attenzione alle “regole”, che sono state l'ossessione non solo del M5s, ma di tutta la sinistra da quando apparve sulla scena politica Silvio Berlusconi. Improvvisamente bisognava regolare tutto minuziosamente, soffocando ogni spazio di libertà economica ed individuale.
Diffida alla Casellati da Boccardi: eletto senatore e non proclamato. Possibile danno erariale
Eppure con questa passionaccia per i commi 1 e 7 sia grillini che sinistra da mesi fingono di non vedere una delle più clamorose violazioni delle regole che ci siano mai state in Parlamento. Il caso è quello che vi abbiamo più volte raccontato, quello del pugliese Michele Boccardi, che in tutto e per tutto è identico a un secondo caso, quello di Claudio Lotito, il presidente e proprietario della Lazio.
Boccardi fu candidato in Forza Italia nel 2018 in Puglia, e avrebbe dovuto essere eletto secondo le regole esistenti (qualcosina più di un comma, perché si tratta della legge elettorale). Ma per un errore materiale dell'ufficio elettorale regionale presso la Corte di appello di Bari furono invertite le proclamazioni fra Puglia 1 e Puglia 2. Boccardi che già festeggiava l'elezioni, fu escluso dal Senato e al suo posto approdò Carmela Minuto, anche lei di Forza Italia. Film simile per Lotito in Campania, che doveva essere eletto senatore, ma che si è visto preclusa la strada per un errore che ha favorito Vincenzo Carbone, poi passato a Italia Viva.
Boccardi come Lotito non si è dato per vinto, e ha presentato il suo bel ricorso davanti alla giunta per le elezioni del Senato guidata da Maurizio Gasparri. Si è svolto un processo pubblico, e gli errori erano così evidenti da averla chiusa anche in fretta, dando ragione ad entrambi i ricorrenti. Quindi? Boccardi e Lotito entrati in senato e i due usurpatori fuori? Macchè. Per rendere operativa quella sentenza, secondo regolamento sarebbe stato necessario anche un voto dell'aula di Palazzo Madama entro massimo 30 giorni. Quel voto non solo non si è mai tenuto, ma nemmeno è stato calendarizzato. Non che l'aula fosse oberata di lavoro fin sopra i capelli: anzi, in questi mesi sono state perfino annullate sedute già programmate per assenza di argomenti. Semplicemente la maggioranza dei capigruppo davanti alla incredibile violazione delle regole elettorali preferisce girare la testa dall'altra parte e non affrontare l'argomento. In Forza Italia si vorrebbe non dovere scegliere fra due contendenti dello stesso partito (e poco importa che sia la legge ad avere scelto, basta adeguarsi). Nella Lega crea imbarazzo il fatto che la forzista destinata a perdere il seggio sia fidanzata di un colonnello pugliese di Matteo Salvini. I 5 stelle pensano che non siano commi loro, e quindi chissenefrega. Il Pd gode se a soffrire è qualcuno del centrodestra. E alla fine di tutta la retorica sulle regole non frega nulla a nessuno, a meno che le regole pestino i piedi a loro. Meravigliosa performance di una intera classe politica, davvero. Da applausi.
Più che comprensibile la rabbia di Boccardi che dopo avere scritto e rivolto appelli a chiunque, ha denunciato alla giustizia ordinaria il presidente del Senato Elisabetta Casellati e chiunque lei voglia indicare al suo posto come “colpevole”. Il gesto è clamoroso, e quasi sicuramente inutile perché la giustizia ordinaria non ha potere sull'organizzazione dei lavori interna a un organo costituzionale, retto secondo il principio della autodichìa. Ma almeno sbatte in faccia a tutti le tante panzane dette e ridette sul rispetto delle regole...
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