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Il Covid riapre la guerra fredda, scontro tra America e Russia

Franco Bechis
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I toni sono quelli da guerra fredda, e ci mancava davvero solo questa sul Covid e sulle vaccinazioni che procedono lente nel mondo. Ma è così, e gli Stati Uniti hanno fatto sapere per vie informali a molti paesi europei - Italia compresa - di non gradire affatto l'apertura sempre più larga che si sta facendo al vaccino russo Sputnik. Ci sono discussioni fra gli scienziati sulla sua efficacia, c'è una certa resistenza a farlo entrare nel vecchio continente da parte della commissione europea guidata da Ursula von der Leyen che spiega anche la lentezza con cui l'Ema sta esaminando il dossier Sputnik. Inutile girarci troppo intorno: la questione non è solo scientifica, ma soprattutto diplomatica, e l'imbarazzo di Mario Draghi è indubbio visto che parti della sua maggioranza chiedono in assenza di altre dosi di potere avere il vaccino russo per salvare quante più vite possibili. Perché gli americani si sono fatti sentire, e non con leggerezza.

Ieri finalmente il bubbone è venuto allo scoperto, perché il Wall Street Journal ha pubblicato un ampio servizio citando fonti del dipartimento di Stato Usa che accusano apertamente i servizi segreti di Vladimir Putin di una “ campagna di disinformazione contro i vaccini anti-Covid occidentali”, usando quattro portali web per veicolare informazioni false. “Sono tutti di proprietà straniera”, spiegava un funzionario del Global Engagement Center citato nell'articolo, “con sede al di fuori degli Stati Uniti. Variano molto nella portata, nel tono, nel pubblico, ma fanno tutti parte dell'ecosistema della propaganda e della disinformazione russa”. E la tesi di fondo è che si attacchino i vaccini Pfizer, Moderna o Johnson & Johnson proprio per aprire la strada allo Sputnik, su cui ci sarebbe scarsa letteratura scientifica. Una sorta di manovra di spionaggio industriale.

Che il clima sia quello della guerra fredda è apparso chiaro dall'altra parte della barricata, perché proprio ieri ospite di Lucia Annunziata a Mezz'ora in più su Rai Tre c'era l'amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti (Rdif)  Kirill Dmitriev, che si difendeva da quelle accuse rilanciando. “Molti stanno cercando di fare attraverso lo Sputnik V”, ha detto il manager di Putin, “una guerra contro la Russia ma non è un problema politico qua si tratta di solidarietà europea e salvare vite umane. Serve separare la politica dalla produzione dei vaccini anti Covid. Ci sono informazioni sbagliate: se guardiamo il numero dei pazienti russi che hanno ricevuto il vaccino questi sono il doppio del Regno Unito, ovvero tra i 40 e 60 milioni. I russi vengono vaccinati e chiunque vuole lo farà entro il giugno di quest'anno (…) La produzione di vaccino Sputnik in Italia può già partire a giugno di quest'anno. Molte regioni vogliono produrre lo Sputnik e c'è una collaborazione importante. In Italia possiamo produrre decine di milioni di dosi al mese”.

Alla stessa trasmissione era presente anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, che è sembrato aprire la porta ai russi con realismo: “Ho una opinione: se un vaccino funziona ed è sicuro mi interessa poco la nazionalità scienziati che ci hanno lavorato. Per cui sono aperto allo Sputnik come ad altri vaccini in giro per il mondo, purché i controlli delle agenzie preposte abbiamo buon fine. Se c'è l'ok di Ema ed Aifa siamo pronti a collaborare con la Russia, anche in tempi brevi”.

L'ok però non c'è, e non sembra destinato ad arrivare in fretta. L'ostacolo americano è sicuramente un problema sia per la Ue che per Draghi. Ma non può diventare un veto in un momento così delicato dove è in gioco la vita di tutti. Agli americani bisogna sapere rispondere che si comprendono tutte le loro perplessità sul rapporto con la Russia, ma che la sola alternativa possibile in questo momento alla ricerca dello Sputnik è potere avere in casa le dosi che erano previste da parte di Pfizer e Moderna e che in questo momento non ci sono. Se gli Stati Uniti dicono “prima gli americani” come è accaduto con un gesto tipicamente sovranista e qui invece bisogna attendere, non possono poi lamentarsi se paesi alleati si rivolgono altrove nella disperazione del momento: Russia, India o chiunque altro abbia a disposizione vaccini. Altrimenti siano gli Usa a garantire il rispetto puntuale degli impegni assunti con l'Europa dalle aziende farmaceutiche al di là dell'oceano.

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