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Governo Draghi, Giuseppe Conte dice no. La risposta tragicomica a Minzolini: "Così torni a parlare male di me"

Pietro De Leo
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L’impatto umano sulla perdita del potere è letteratura politica, tra riacchiappo della normalità e rammarico per la gloria scivolata via. E un assaggio se ne ha con questo aneddoto raccontato su "Il Giornale" da Augusto Minzolini.

Nella convulsa giornata di ieri, Minzolini incontra in un corridoio alla Camera il presidente del Consiglio uscente Giuseppe Conte, che era lì per partecipare al vertice del Movimento 5 Stelle prima delle consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi. “Presidente - esordisce il giornalista - ne ho scritte di tutti i colori su di lei, ma riconosco che è una persona simpatica”. Conte, di rimando: “Ora che me ne vado tutti parlano bene di me”. E Minzolini incalza: “Ma andrà avanti anche nel nuovo governo”. Conte la chiude così: “No, perché torneresti a parlar male di me”. Uno scambio che sottolinea l’ineluttabilità dei percorsi, nel dubbio che, forse, sia proprio il ruolo di comando a svelare il vero lato delle persone. Almeno stando a quanto scrisse Sofocle: “Non si può conoscere veramente la natura e il carattere di un uomo fino a che non lo si vede amministrare il potere.”

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