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Coronavirus, l'ultima follia del governo: Giuseppe Conte accusa le famiglie

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Giuseppe Conte entra nelle case italiane. Sostiene - ma è falso - che il boom di contagi avviene fra le mura domestiche dove vieta inviti a cena

Franco Bechis
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Per la prima volta nella storia in un testo legislativo - l'ultimo dpcm firmato ieri da Giuseppe Conte - è stata inserita una specie di norma, che è soprattutto una ramanzina fatta agli italiani sui propri comportamenti dentro le mura di casa. Ecco la perla: “Con riguardo alle abitazioni private, è fortemente raccomandato di evitare feste, nonché di evitare di ricevere persone non conviventi di numero superiore a sei”.

Non era appunto mai accaduto, ma all'ultimo il testo è stato scritto così deludendo il ministro della Salute Roberto Speranza che voleva anche sanzioni sui comportamenti in famiglia e perfino un invito a segnalare nel condominio comportamenti inappropriati. Ma anche in questa versione l'invasione dello Stato fra le mura domestiche è clamorosa, il primo passo mai compiuto in una democrazia sulla strada delle “Vite degli altri” che era la chiave della dittatura della Germania dell'Est fino alla caduta del muro di Berlino. Che sia una cosa abnorme è chiaro allo stesso presidente del Consiglio, che si è sentito in dovere ieri di tranquillizzare gli italiani promettendo: “Non manderemo le forze di polizia nelle abitazioni private, però dobbiamo assumere comportamenti prudenti per gestire la fase”.

Dietro questa clamorosa invasione del governo nella sfera privata c'è un ritornello che viene ripetuto in continuazione: oggi i contagi avverrebbero soprattutto in famiglia e nei rapporti fra gli amici. Questo lo dicono perché ognuno dei ministri del governo difende il suo settore: Paola De Micheli vuole proteggere le aziende di trasporto, Lucia Azzolina non vuole passare alla storia come il ministro che ha chiuso la scuola. Però pure prendendo per buono che siano le famiglie e gli amici più stretti (quanti mai vuoi che vengano in una casa privata?) ad amplificare i contagi, il virus prima di entrare in quella casa qualcuno se lo sarà pure preso in giro da qualche parte.

Da settimane sento nel giro delle conoscenze più o meno strette gente che è in isolamento o in quarantena a casa perché in una classe c'era uno o più bimbi o ragazzi positivi e allora sono scattate misure precauzionali molto estese. L'esperienza personale è che invece sia proprio la scuola come era immaginabile il motore di questa seconda fase: si sta in aule chiuse perché il meteo ormai non consente altro e soprattutto con i più piccoli il distanziamento è uno splendido slogan che si è dimostrato in realtà una utopia. I ragazzini sono come sempre li abbiamo conosciuti nella storia della scuola e scappano da tutte le parti. Per quanto volenterosi maestri e professori ci provino, in gabbia non riescono a tenerli. E' impossibile fare barriera al virus a scuola, lo si sapeva. E l'apertura delle scuole come di tutti gli ambienti di lavoro hanno riempito all'inverosimile i mezzi pubblici negli orari di punta, e anche qui l'esperienza di queste settimane dimostra con chiarezza come sia utopico ogni distanziamento con mezzi riempiti all'80% della loro capienza (chi va poi a controllare?). Nelle stazioni della metropolitana e fra i passeggeri in piedi su bus e vagoni si sta tutti accicciati come sempre è avvenuto. E' evidente che qui il virus possa circolare con facilità.

Invece si mettono sotto accusa famiglie e giovani per il “divertimento”, che è una parola ritenuta inaccettabile da un governo di moralisti da quattro soldi. Perché anche qui non mi convincono affatto: la movida c'era sotto gli occhi di tutti da quando è finito il lockdown, i bar e i ristoranti da metà maggio in poi hanno riaperto con le stesse regole di ora. Eppure a giugno, luglio ed agosto i contagi mica sono saliti sopra il livello di guardia. Perché mai a settembre e ottobre dovrebbero essere loro- i ragazzi della movida- la ragione della ripresa del virus?

Non c'è una preoccupazione sanitaria reale oggi a motivare questi dpcm. C'è altro, che il nostro governo vorrebbe nascondere: non c'è più un solo euro in tasca, e non ci sarebbero soldi per risarcire come è dovuto attività produttive chiuse su larga scala come un lockdown anche parziale imporrebbe. Allora si mettono pezze qua e là nella speranza di risolvere il problema perché il governo ha cantato una favoletta da quattro soldi sul Recovery Fund- che non c'è- e non sta chiedendo i prestiti che è possibile chiedere. E' difficile affrontare questo momento, ed è ancora più difficile farlo con al comando un esecutivo che non ha una sola idea in comune e che ha la sua ragione di vita solo nell'impedire alle opposizioni di sostituirli al potere: stanno lì sulle loro poltrone e l'unico modo per non scendere e parlare tanto e non fare nulla, non prendere una sola decisione vera. Ma puntare il dito accusando per i propri comodi la vita delle famiglie, gettando ombre e sospetti sull'incontro fra madri e figli, seminando paura ingiustificata e non provata da nessuna fonte scientifica vera (non parlo dei cantori del potere) fra le mura domestiche, è semplicemente inaccettabile.

 

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