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Di Maio respinge ancora Zinga

Il segretario Dem arriva a lodare Conte e spera in Draghi prossimo presidente della Repubblica

Di Maio respinge ancora Zinga

Il problema tra Pd e M5S, per usare le parole del vicesegretario dem Andrea Orlando, è «di logica, prima ancora che politico». Nicola Zingaretti rimane convinto del fatto che «o l’alleanza è unita da una visione del futuro o non c’è» e l’ennesimo «no» di Luigi Di Maio agita i piani alti del Nazareno.

«I presupposti per un’alleanza strutturale con il Pd non ci sono - scandisce il capo politico pentastellato - I nostri militanti non la vogliono». Di qui il messaggio in bottiglia del numero due dem: «Siamo di fronte a un fatto logico, prima che politico. Se si dice che in una Regione non ci sono le condizioni per andare avanti, ci può anche stare. Ma se si dice che due forze pregiudizialmente non possono stare insieme, è evidente che il Governo ha pochi motivi per andare avanti. Sono principi di logica elementare, anche se mi rendo conto che non è detto che regoli più l’universo». Le prossime sfide, tuttavia, per il segretario del Pd restano fondamentali. E se i dem fotografano come «schermaglie» quelle di Di Maio, che saranno poi forse ribaltate da possibili voti su Rousseau o interventi «da Genova», in ogni caso la battaglia alla destra prosegue. La Calabria prima (e in ballo c’era l’accordo sul nome di Callipo, fatto dai pentastellati), l’Emilia poi: «Con Bonaccini vinciamo», ribadisce ed è pronto a schierare i pezzi da novanta del partito sul territorio. Dopo, verrà il momento di cambiare il partito. Avanti con il congresso straordinario.

La modifica dello statuto che i dem voteranno nell’assemblea di Bologna di metà novembre consentirà due tipi di congressi: quello classico che rinnova gli organi dirigenti con il voto prima degli iscritti per poi arrivare alle primarie (e anche in questo caso i tempi saranno ridotti e ben definiti rispetto a come è adesso), sia un congresso per temi. Ed è quello di cui parla il segretario: «Durerà 100 giorni, sarà basato su tesi politiche, sarà aperto alla società italiana e aprirà alla più grande rivoluzione organizzativa di questa fase storica». Una data ancora non c’è, ma - ipotizza Zingaretti - potrebbe tenersi anche nei primi mesi del 2020. E se i dem potrebbero decidere di cambiare anche il nome del partito, il leader non lo esclude, di sicuro dovranno decidere la strategia politica dei prossimi mesi. In caso di elezioni anticipate, ad esempio. Se si dovesse arrivare a scegliere un candidato premier. Possibile anche che sia Giuseppe Conte? «Lo deciderà l’alleanza. Io dico che ha lavorato bene», si limita a rispondere. Se poi la legislatura dovesse andare avanti c’è anche il successore di Sergio Mattarella da trovare. Mario Draghi presidente della Repubblica? «È una delle più grandi personalità italiane in Europa e nel mondo, sarebbe un eccellente servitore dello Stato».

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