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Che botto

"Arancia, birra, coca, caffè"
E Di Maio torna bibitaro

Il capo politico bocciato da Grillo, sondaggi ed elettori. Rivedremo l’aspirante premier Cinque stelle al lavoro allo stadio?

«Arancia, birra, coca, caffè». E Di Maio torna bibitaro

Luigi Di Maio

Per Nicola Piepoli la fiducia dell’elettorato in Luigi Di Maio è diminuita di quattro punti percentuali in soli 10 giorni, dal 43% di fine aprile al 39 di oggi. Secondo la rivelazione di Ipsos, invece, la caduta è stata ancora più consistente, di otto punti in un mese, dal 45% al 37. Swg, invece, fa un passo ulteriore e prova a sondare sulla questione il solo elettorato grillino. Per scoprire che, tra chi il 4 marzo ha votato per i Cinquestelle la fiducia nel proprio capo politico si è ristretta dal 74% del 20 marzo al 64 di oggi. Quello che è successo nelle due settimane più nere per «Giggino» dal giorno del voto è noto: l’apertura del «forno» con il Partito Democratico, inviso - per usare un eufemismo - ai militanti grillini, e il fallimento della trattativa sancito dal ritorno in campo di Matteo Renzi. A quel punto Di Maio si è ritrovato con il classico pugno di mosche in mano. Abbandonate le residuali speranze di sedersi personalmente a Palazzo Chigi, il leader del MoVimento ha visto anche scadere i tempi per chiedere le elezioni immediate a giugno. Con la prospettiva di un «governicchio» che veda i grillini all’opposizione ma duri abbastanza da far partire la legislatura e rendere operativa la regola del «doppio mandato». Una Caporetto.

Così per l’enfant prodige di Pomigliano è scattato il processo. Condotto sia dai militanti che da alcuni parlamentari. Un esito in fondo prevedibile. Perché fin dall’inizio Di Maio è stato un leader più «tollerato» che amato. In sostanza, l’anima «movimentista» dei grillini ha accettato la sua guida convinta che solo una figura più «istituzionale», in grado di annacquare gli eccessi estremistici della base, potesse aprire al M5S la stanza dei bottoni. Fallita questa operazione, l’intera svolta moderata - il neo «atlantismo» in politica estera, l’abbandono del referendum sull’euro, la caduta del veto sulle alleanze - è stata sconfessata. In primis dal «padre nobile» Beppe Grillo, che ha ricominciato a usare toni barricaderi. E poi dallo stesso Di Maio, che con l’ennesima giravolta ha evocato addirittura l’ipotesi di scatenare le piazze contro l’ipotetico «governo di tregua» immaginato da Mattarella...

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