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Quanto ci costa il «sobrio» Mattarella

Vitalizio da 6mila euro al mese, alla Corte una paga da 30mila al mese, ora ridotta a 20mila

Quanto ci costa il «sobrio» Mattarella

Il Presidente Sergio Mattarella in visita al Presidente emerito Giorgio Napolitano

E giù peana manco fosse il discorso Bob Kennedy al Queen College nel ’65. E poi la sua visita alle Fosse Ardeatine nel pomeriggio di sabato, «primo atto da presidente», titolavano le agenzie di stampa. E ancora la domenica a piedi dell’eco-Mattarella, in rispetto della giornata a traffico zero di Roma. Lasciata la Panda in garage, compie nel centro della Capitale quella che già viene chiamata la “passeggiata silenziosa”, senza rispondere alle domande dei cronisti, destinata ad asfaltare il mitologico mutismo di Enrico Cuccia di fronte agli assalti dei giornalisti. E, da buon cattolico, Mattarella non ha saltato la Messa, a Santi Apostoli, con foto di gruppo insieme ad alcune suore e tale signora Pina, divenuta argomento di primo piano sul sito di Repubblica .

Infine, c’è il Mattarella che non si dimentica di chi lo ha preceduto. Iniziando dalla telefonata a Carlo Azeglio Ciampi (al Quirinale dal 1999 al 2006), suggellata dal ringraziamento al predecessore «per tutto quello che hai fatto per il Paese» e da una riflessione: «Puoi capire bene quali siano le mie preoccupazioni». E proseguendo, poi, con la visita di oltre un’ora a casa di Giorgio Napolitano, ringraziandolo «per quanto fatto in questi sette anni», ha spiegato poi Mattarella, e ricevendo «gli auguri per il mio mandato». Tutto, dunque, all’insegna del basso profilo e della sintesi, per raffreddare la temperatura di un Paese lacerato da tante disuguaglianze e affacciato sull’arena di una contesa politica che offre ancora troppi slogan e rumorose cadute di stile. Quello suonato attorno a Mattarella è un concertino perfetto, di musica da camera. Dove, però, c’è una nota stonata. I conti in tasca ai buoni non si fanno, certo, ma non c’è favola che si rispetti senza la strega cattiva e la sua mela. Eccola. Sergio Mattarella è stato deputato per venticinque anni, dal 1983 al 2008. Al termine dei quali ha maturato un vitalizio di quasi sei mila euro al mese congelato nel 2009, quando è entrato a far parte del Consiglio Superiore della Giustizia Amministrativa, dove il gettone di presenza per i componenti ammonta a circa 65 mila euro l’anno. Da lì, nel 2011, è diventato giudice della Corte Costituzionale, con uno stipendio annuale di 360.000.

Ora, da presidente della Repubblica, mantenendo lo stesso livello di Giorgio Napolitano, percepirebbe poco meno di 240.000 euro l’anno. Facendo le dovute moltiplicazioni, anno per anno, si arriva ad un risultato che fa di Sergio Mattarella un presidente francescano nei modi, ma molto meno nel conto in banca. Nessun peccato, certo. Ma la poesia dei gesti va interrotta, qualche volta, dalla doccia fredda dei numeri. Perché questa favola, per raccontarla bene va raccontata tutta. La ragione è semplice, e sta tutta nel fatto che tra le pieghe di quelle «difficoltà dei nostri concittadini», ricordate sabato dal presidente, si apre un profondo solco, dalla connotazione generazionale, tra chi è iper garantito, iper tutelato da carriere e redditi accumulati grazie all’impegno politico, e chi invece, di garanzie ne ha zero, sia oggi che per il domani. Basta ricordarcelo, tra una pagina e l’altra di questo romanzo appena iniziato.

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