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Luttazzi e Travaglio se la ridono col Cav

La Cassazione: il giornalista e il comico non diffamarono Berlusconi a Satyricon FRECCERO: «Avevamo tutti contro Soprattutto a sinistra»

Luttazzi e Travaglio se la ridono col Cav

BERLUSCONI E SANTORO

Alla giustizia italiana sono serviti 14 anni per decidere, alla fine il verdetto definitivo è arrivato: Daniele Luttazzi e Marco Travaglio non dovranno risarcire Silvio Berlusconi, che nel preistorico 2001 aveva chiesto a loro, a Carlo Freccero, alla Rai e alla società produttrice Ballandi 20 miliardi per l’intervista del comico al giornalista andata in onda nel programma Satyricon di Raidue.

Quella sera del 14 marzo 2001 Travaglio, ospite di Luttazzi per parlare del suo libro «L’odore dei soldi», a due mesi esatti dalle elezioni politiche presentò Berlusconi - secondo quanto scritto nella citazione dai legali dell’ex premier - «come persona impegnatasi in politica per curare i propri interessi personali e per salvaguardare le proprie fortune accumulate con metodi verosimilmente delittuosi», oltre che come «politico colluso con ambienti mafiosi» e «mandante a volto coperto di attentati contro magistrati».

La Corte d’Appello di Roma, in linea con la sentenza in primo grado, aveva già respinto la richiesta di risarcimento, la terza sezione civile della Cassazione - che ieri ha depositato le sue motivazioni - ha confermato quei verdetti: il minuetto tra Luttazzi e Travaglio - secondo i giudici della Suprema Corte - sarebbe rimasto entro i confini tutelati dal diritto di cronaca, critica e satira politica.

Berlusconi è stato anche condannato a risarcire per le spese legali la Rai con 10 mila e 200 euro. L’avvocato dell’ex premier aveva contestato nel suo ricorso la sentenza di secondo grado, che aveva ritenuto le frasi e le smorfie di Luttazzi protette dal diritto di satira, i fatti esposti da Travaglio da quello di cronaca e critica. Argomentazioni «immotivate», secondo l’avvocato Fabio Lepri, perché confondevano il contenitore satirico (la trasmissione) con il contenuto «non satirico, non comico della parte di programma oggetto di valutazione». Il giudice di merito, sempre secondo Lepri, non aveva tenuto conto di omissioni, particolari fondamentali soppressi e spostamenti di date presenti nell’intervista di Travaglio sulle inchieste a carico di Berlusconi. Un esempio fra tutti: nell’intervista, accennando a un’indagine di Caltanissetta su presunti mandanti a volto coperto delle stragi mafiose nella quale alcuni pentiti avevano attribuito a Berlusconi e Dell’Utri nientemeno che un fantomatico incontro con Riina, Travaglio non disse che pochi giorni prima per quell’inchiesta era stata chiesta l’archiviazione.

Le carenze argomentative e logiche della sentenza d’appello messe in fila dall’avvocato di Berlusconi, però, non hanno fatto breccia nella Cassazione, per la quale il comportamento di Luttazzi è stato «corretto e conforme ai canoni della satira», e il comico «nel dirigere l’intervista, si è avvalso degli strumenti tipici di questo genere, compresa la mimica». Mentre per la suprema corte le omissioni contestate dall’avvocato di Berlusconi in alcuni passaggi di Travaglio, dal momento che il giudice di secondo grado ha argomentato adeguatamente la scelta di non considerarle diffamatorie, non possono essere valutate dalla Cassazione. Respinto anche un’altro degli argomenti portati dall’avvocato di Berlusconi all’attenzione della corte: l’ammissione dell’allora direttore di Rai2 Carlo Freccero di «aver attuato con la puntata di Satyricon una manovra elettorale studiata a tavolino» per ostacolare Berlusconi nella campagna elettorale. Una circostanza, confermata anche da Luttazzi, che per l’avvocato del leader di Forza Italia chiarirebbe lo scopo «politico e non satirico della trasmissione». Per la Cassazione invece, è normale: «L’uno scopo, di per sé, non esclude l’altro, potendo convergere entrambi a definire l’ambito della satira politica» quale è quello di una trasmissione come Satyricon «caratterizzata dall’intento di porre all’attenzione del telespettatore alcuni momenti della vita sociale e politica italiana, sottolineandone le contraddizioni e gli aspetti a volte anche negativi.»

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